mercoledì 26 febbraio 2014

E' davvero scomparsa la classe operaia?




Una breve riflessione sulla centralità del proletariato al giorno d'oggi.


Da qualche tempo a questa parte una certa sinistra, legata alla disobbedienza teorizzata da A. Negri e al pensiero post operaista in generale vorrebbe far credere che la classe operaia si sia estinta, proiettandoci in nuova epoca, dove al posto delle merci si producono per lo più simboli, segni e "affetti". L'epoca del biocapitalismo cognitario. E' davvero così? Il "lavoratore immateriale" ha sostituito il lavoratore classico a cui siamo abituati? Sono morte le classi e con esse la lotta di classe? La risposta a questi quesiti è un secco no.
L'analisi marxista della società smentisce in pieno queste farneticazioni, seppur dotte sempre tali rimangono.


Capitalismo e classe operaia : un binomio inscindibile.

La nascita della classe operaia è strettamente legata alla nascita e allo sviluppo del sistema capitalistico.
Con la nascita di esso una grande massa di uomini, rimasti senza proprietà sono diventati operai salariati dal capitale. Nella prima fase dello sviluppo capitalistico si hanno due condizioni necessarie : l'accumulazione di capitale per mettere in piedi le imprese capitalistiche e la necessità di disporre di sufficiente manodopera per garantire la produzione.
Agli inizi del ventesimo secolo i grandi monopoli cominciano a controllare larga parte dell'economia nazionale dei vari paesi : inizia l'epoca dell'imperialismo.
Successivamente, i monopoli si svilupparono sempre più, controllando i vari settori economici a livello internazionale, anzi mondiale.
Nel modo di produzione capitalistico, lavoro salariato e capitale rappresentano il centro da cui tutto è deducibile. Ogni antagonismo sociale nasce dalla contraddizione tra il carattere sociale della produzione e quello privato dell'appropriazione. Tra proletariato e borghesia.
La contraddizione tra capitale e lavoro mai come oggi ha così tanto senso : mettendo a confronto il rapporto tra proprietà e forza-lavoro di oggi con le passate fasi capitalistiche ci si accorge che, a livello mondiale, il numero di chi dirige la produzione è estremamente diminuito.
Le circa mille imprese transnazionali più grandi controllano, direttamente o indirettamente il lavoro di più di un miliardo di persone.
Ma è lo stesso concetto di classe che risulta incompreso ai teorici della moltitudine, esse non sono una sovrastruttura politica, ma materializzano la divisione sociale del lavoro e i rapporti di proprietà all'interno di un sistema di produzione dominante.
Mai come oggi la produzione ha raggiunto così alti livelli di socializzazione. La proprietà dei mezzi di produzione è il più grande ostacolo al progresso umano.
 Il proletariato non è scomparso e non  può scomparire, perchè figlio del sistema capitalistico, e unico antagonista del sistema stesso. I germi che lo porteranno alla morte.
Se la storia è storia della lotta tra le classi, l'ultima lotta è quella del proletariato.


Il proletariato oggi.

             Agricoltura     Industria     Servizi ( PERCENTUALE)
1950           67                15             18
1970 56                19                      25
1980 53                20                      27
1990 49                20                      31
2000 46                20                      34
2006 38.7             21.3                   40
Fonte : ILO, relazioni sulle tendenze occupazionali globali.

Chi afferma che la classe operaia si è estinta lo fa anche sulla base di dati statistici. Le statistiche riguardanti i settori di occupazione ( un esempio è quella che viene qui mostrata) mostrano chiaramente che il settore terziario ha superato il primario e il secondario. Tuttavia ci sono delle discrepanze.
La classe operaia mondiale è notevolmente aumentata. Nel 1955 c'erano 100 milioni di operai nel mondo. Oggi ce ne sono all'incirca 200 milioni. Il doppio. Dislocati non più nel solo primo mondo, ma su scala planetaria. Mai come oggi il mondo è cosi "operaizzato".
Ma allora perchè nei paesi più ricchi  il numero degli occupati nell'industria scende (di poco) e sale quello dei servizi? 
Da una parte abbiamo le ristrutturazioni, la "tecnologizzazione" della produzione venuta col superamento del sistema fordista, dall'altra le delocalizzazioni funzionali al capitalismo per risparmiare notevolmente sulla forza-lavoro. Ma sale il livello di proletarizzazione del lavoro. I lavoratori dei servizi non sono imprenditori di se stessi, nè tecnici altamente qualificati. Sono a maggioranza giovani precari ( centralinisti, facchini, addetti alla pulizia) che vendono comunque la propria forza lavoro, anche se non contribuiscono direttamente ad accrescere il capitale. Vengono inseriti arbitrariamente in tali statistiche nel settore terziario, anche se con esso hanno  poco a che vedere. 
Le loro condizioni non hanno niente a che fare con quelle dei tecnici altamente specializzati, ma sono totalmente assimilabili a quelle della  classe operaia produttrice di plusvalore. 
Anche se soggetti assimilabili, per chiarezza, è giusto distinguere tra lavoro produttivo e improduttivo.
Il lavoro produttivo è quel lavoro che scambiandosi direttamente con il denaro in quanto capitale, riproduce il valore della forza-lavoro per l'operaio e il plusvalore per il capitalista.
Il lavoro improduttivo sono quelle mansioni che si scambiano con il reddito e che sono consumo di esso.
Le mansioni di codesti lavoratori appaiono come merce, ma per il compratore sono valore d'uso che egli scambia con il reddito. Come abbiamo già detto non  producendo merci non aumentano direttamente il capitale, ma il loro lavoro è funzionale alla struttura capitalistica, quindi parliamo di oppressione economica. Questa è la maggior parte dei lavoratori del cosiddetto settore dei servizi.
Si voglia o no rappresentano una parte, consistente e in crescita, del proletariato.

Il tramonto del Fordismo : il sistema Toyota.
La crisi di ciclo che ha scosso il capitale negli anni settanta ha portato il capitalismo a cambiare il proprio schema organizzativo della produzione. Già dagli anni 50 si fa strada il sistema Toyota.
Questa nuova diavoleria ha peggiorato in maniera indiscutibile non solo le  condizioni di vita e di lavoro dei proletari, ma ha anche indebolito la loro capacità di organizzazione.
Attraverso l'introduzione di sofisticate tecnologie, il capitale è riuscito a superare la rigidità produttiva tipica della catena di montaggio. Risponde in tempo reale alle richieste del mercato, elimina le scorte ferme in magazzino, riducendo i costi e modificando il prodotto in funzione della richiesta del mercato di riferimento. Con l'introduzione dell'informatica il capitalismo ha la possibilità di spostare interi spezzoni di produzione da una parte all'altra del pianeta, provocando nella sfera sociale l'espulsione di molti lavoratori dalle sfere produttive, il che vuol dire disoccupazione. E' capace di abbassare notevolmente il prezzo della forza-lavoro attraverso il ricatto della delocalizzazione e sempre attraverso di esso aumenta lo sfruttamento prolungando, in molte circostanze, l'orario di lavoro ( "straordinari necessari per non chiudere").
Nello stesso tempo è capace anche di ridurre le masse a lavoro nelle fabbriche, in nome di ristrutturazioni sempre più tecnologiche.
Nonostante ciò è impossibile eliminare l'apporto umano dalla produzione, semplicemente perchè l'automazione è un'utopia. Le sperimentazioni per eliminare, addirittura del tutto il lavoro vivo si sono dimostrate fallaci. La scarsa qualità del prodotto e le fermate causate da inconvenienti non prevedibili a priori
sono controproducenti per il capitale, il quale tra l'altro ha sempre bisogno di nutrirsi di lavoro non retribuito per valorizzarsi.
Al centro della produzione odierna c'è ancora il proletariato. La teoria del valore non è superata affatto, basterebbe soltanto vedere come il capitalismo si ingegna per rendere inoffensivo il proletariato. Attaccando in primo luogo le sue organizzazioni di lotta.
I soli che possono distruggere il capitalismo sono i proletari, non i fantomatici lavoratori immateriali, categoria priva di senso e razionalità, esistente soltanto nella mente di qualche "professore".
                                                                                     
                                                                                L.T.- PCL Frosinone








giovedì 20 febbraio 2014

La battaglia del PCL nel movimento NO MOUS




Il Partito Comunista dei Lavoratori presenta un ordine del giorno riguardante il movimento NoMuos al suo terzo congresso, svoltosi a Rimini dal 3 al 6 Gennaio 2014. Ordine del giorno approvato all’unanimità dall’assemblea congressuale e controfirmato dal compagno delegato Peter Johnson della tendenza Rifondazione e Rivoluzione degli USA. I compagni statunitensi si impegneranno a diffondere il testo approvato in tutti i comitati NOWAR degli Usa.
Qui di seguito l’ordine del giorno presentato:
“LA BATTAGLIA DEL PCL ALL’INTERNO DEL MOVIMENTO NO MUOS
Il Pcl si schiera fermamente a fianco del movimento NoMuos e rivendica la propria solidarietà attiva tramite l’impegno dei suoi militanti presso il presidio popolare di contrada Ulmo.
Il Pcl giudica gravissimo che il Muos, struttura imperialista a guardia del capitalismo arma di distruzione e di guerra del XXI secolo, trasformi la Sicilia in una vera e propria base per l’egemonia militare mondiale del blocco USA.
Il nostro partito, presente fin da subito in questa lotta con posizioni antimperialiste e anticapitaliste sostiene la necessità che il movimento NoMuos possa, attraverso saldature organizzative con tutti gli altri movimenti di lotta a carattere locale, generalizzarsi per condurre ad una lotta di ampio respiro dal profilo chiaramente anticapitalista. Il Pcl ha lavorato, lavora e lavorerà per far si che il movimento NoMuos possa esprimere tutto il proprio potenziale liberandosi da quelle zavorre e quelle catene che lo tengono imprigionato da quelle componenti che vorrebbero un movimento di opinione e non di lotta, che hanno interessi che Niscemi non diventi un problema politico o di ordine pubblico per preservare il profilo filo-istituzionale e la natura riformista del movimento stesso.
I compagni del Pcl aderiranno per questo nei comitati locali NoMuos contribuendo ad essi apportandovi l’idea che solo una chiara prospettiva di una società socialista possa eliminare il problema e con lo scopo non solo di smantellare le base Us Navy di contrada Ulmo ma di avallare le tendenze sinceramente rivoluzionarie esistenti nel movimento.”
Il documento è chiaro. Il PCL è schierato con i suoi militanti fin da subito nella lotta contro il Muos.
Siamo stati i primi e gli unici a criticare l’iniziale movimentismo trasversale dei comitati NoMuos, dove al proprio interno si trovava veramente di tutto, dagli anarchici della F.A.S, ai riformisti del PRC, agli indipendentisti filo Lombardiani, all’Udc (oggi dichiaratamente si Muos), al Pd artefice consapevole dell’istallazione del Muos a Niscemi, ai sostenitori del sicilianissimo La Russa.
Quando a Piazza Armerina il Movimento NoMuos redige la carta d’intenti dotandosi di valori universali primo fa tutti l’antifascismo, noi del PCL, ove possibile, entrammo a far parte dei comitati NoMuos ed a partecipare attivamente all’assemblee di coordinamento dei comitati, cercando di generalizzare la lotta in modo da cementificarla alle altre micro e macro vertenze.
Da quando nel novembre del 2013 nasce il presidio popolare di contrada Ulmo la lotta NoMuos fa un salto di qualità, all’interno del presidio si vedono germogliare tendenze rivoluzionarie che con la loro quotidiana presenza alzano il livello di lotta del movimento. Anche se queste tendenze sono primitivistiche si respira un aria di ribellione e di rivoluzione individuale dei soggetti coinvolti.
Il movimento entra in una fase dove le forze riformiste e centriste, che prima della nascita del presidio popolare gestivano il movimento a suo uso e consumo, fanno fatica a controllare queste spinte di grezzo riottismo. Ergo si affidano, per mantenere la pace sociale della tranquilla Niscemi, parallelamente al M5S e al movimento megafano di Crocetta, che sotto elezioni regionali promettono fittizie “rivoluzioni” in ambito regionale e nel sud oriente siculo spingono sull’ impegno di revocare le autorizzazioni per l’istallazione del Muos. Dopo le elezioni che hanno visto Crocetta innalzarsi come governatore siciliano e il M5s essere il partito più votato in Sicilia, a Niscemi, in contrada Ulmo non cambia niente. Noi attivisti e le mamme NoMuos siamo da soli a fare blocchi, contro di noi la polizia è sempre più violenta. Il M5S si vede a Niscemi solo quando ci sono le telecamere dei media locali e nazionali, e Crocetta diventa sempre più arrogante con chi gli ricorda di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale!
Alla vigilia della manifestazione nazionale NoMuos del 30 marzo del 2013, il governatore Crocetta revoca le autorizzazioni per l’istallazione del Muos, invitando i siciliani a non andare a manifestare a Niscemi perché non c’era più motivo, aveva pensato a tutto lui, il rivoluzionario con il megafono. Un giorno prima di una manifestazione che prometteva grande partecipazione dei Siciliani e non solo, il governatore cerca di svuotare la piazza o di calmarla con una revoca che durerà pochi mesi.
Infatti il governatore poco dopo revoca la sua revoca, tradendo definitivamente tutti quelli che l’avevano votato compreso quei soggetti del movimento che prima di quel momento credevano in lui come salvatore della patria, come l’uomo che osò sfidare gli americani.
Il M5S pur avendo un grande peso politico dentro l’Ars, diventa invisibile nella lotta NoMuos.
Arriviamo al 9 agosto, il movimento entra nella base UsNavy di contrada Ulmo, dove si riesce a creare un grande teatrino mediatico, i soliti noti complottano con i servi del potere, contrattando l’entrata in base con la promessa di un maggiore controllo da parte loro, sul movimento NoMuos, che stava diventando troppo conflittuale. I Media borghesi, come era scontato non parlano di movimento NoMuos, ma di centri sociali che si scontrano con le FDO, con la ciliegina sulla torta del Presidente Crocetta che denuncia che tra i NoMuos ci sono infiltrazioni mafiose.
Infatti da dopo Agosto il movimento registra un abbassamento di presenza e di toni, arrivando addirittura allo sciopero della lotta del comitato NoMuos di Niscemi, mai visto nella storia dei movimenti!
I sinceri NoMuos, si allontano dalla lotta, si allontano dalla partecipazione delle assemblee di movimento, martoriate da una lotta tra aree piccolo-borghesi per il comando del movimento.

Per una trasparente orizzontalità dei movimenti, sostengono gli intransigenti movimentisti, è necessario essere apartitici. Lo sostengono proprio oggi che non esiste un PCI, protagonista nel bene e nel male nel movimento di Comiso contro i missili cruise; lo sostengono oggi che è quasi scomparso il contenitore politico PRC, rimasto un piccolo partito riformista. Eppure il movimento NoMuos in assenza di un partito comunista, e aggiungiamo noi, un partito comunista rivoluzionario, è minato al proprio interno da questi gruppuscoli centristi, piccoli-borghesi, che sostengono questo. Gruppuscoli senza una prospettiva a medio-lungo periodo per una lotta anticapitalista, imprimendo al movimento una cultura della non organizzazione e della non democraticità, anche se si sostiene che nelle assemblee di movimento prevale la “democrazia”, dove si usa non votare per arrivare a decisione già prese a tavolino dai soliti noti.
Lo scopo del movimento, oggi, non dovrebbe essere quello di promettere l’ennesima entrata in base per poi uscire senza “distruggerla”, con l’unico risultato di ricevere altri atti repressivi, o peggio di ritornare a manifestazioni che anche se partecipate non scuotano lo status quo, ma quello di dire chiaramente che l’unico modo per eliminare il Muos, le basi militari tutte, il potere antidemocratico che ci reprime, è quello di contribuire alla costruzione di un partito autenticamente rivoluzionario, con un centralismo democratico forte, dove tutti saremmo protagonisti del cambiamento, dove i rivoluzionari, donne e uomini, lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti, precari, disoccupati e migranti, prendendo il potere, cambieranno questa società malata con una società migliore, equa, sana. Una società anticapitalista!
“II proletariato non ha altra arme nella lotta per il potere che l'organizzazione. La forma suprema dell'organizzazione di classe è il partito.
Lenin”

Tutti i sinceri No Muos devono guardarsi intorno e incominciare a ragionare e a capire chi sono i nemici e chi gli alleati, chi all’interno del movimento No Muos vuole frenare la lotta riportando il movimento ad uno sterile movimento d’opinione.
La lotta nomuos è una lotta antimperialista, anticapitalista e non puo’ essere giocata solo a livello locale o nazionale, questa è una lotta internazionale. Noi del PCL sezione italiana del CRQI, proveremo, insieme ai compagni statunitensi ad aprire una vertenza nel cuore dell’imperialismo.
Solo la rivoluzione cambia e cose!
                                                                                                               PCL Sicilia

mercoledì 19 febbraio 2014

Vladimir Ilic Lenin


di V. Majakovskij


Inferociva la reazione e gli intellettuali

da tutto si distaccarono e insudiciarono tutto.

Comprarono candele, si rinchiusero in casa

e incensarono i cercatori di Dio.

Persino il compagno Plechanov s’intimidi’:

"Colpa vostra, fratelli cari,

vi siete insabbiati! 
Avete versato laghi di sangue,

 ma non c’e’ niente da fare, e’ inutile impugnare le armi".

Ma Lenin levo’ la sua voce alta e ferma tra questo morboso lamento:

"No, impugnare le armi e’ necessario,

ma bisogna impugnarle

in maniera piu’ energica e decisa.

Io vedo un giorno di nuove rivolte,

vedo la classe operaia insorgere ancora.

Non difesa, ma attacco

dev’essere la parola delle masse.

Quest’anno caldo di sangue,

queste ferite nelle fila operaie,

saranno la nostra scuola

nel fragore e nella tempesta delle insurrezioni future" ...

... La terra e’ una montagna di ferrame

e di poveri cenci umani. Solo,

in mezzo alla comune follia,

insorge Zimmerwald.

Di la’,

Lenin, con un pugno di compagni,

si levo’ sopra il mondo

ed espresse le idee piu’ chiare di un incendio.

Piu’ forte del tuonare dei cannoni fu la sua voce.

Da una parte gli scoppi, gli schianti,

il balenar delle spade mulinate sopra i cavalli,

dall’altra, contro spade e cannoni,

calvo, con gli zigomi acuti sotto la pelle,

un uomo solo:

"Soldati!

Col tradimento, facendo mercato della nostra carne,

i borghesi ci mandano alla guerra

contro i turchi, a Verdun e sulla Dvina.

Basta! Trasformiamo la guerra dei popoli

in guerra civile. Basta

coi massacri, la morte e le ferite!

I popoli non hanno colpa.

Contro la borghesia di tutti i paesi

leviamo la bandiera della rivoluzione" ...

... E guardando di laggiu’ queste giornate,

vedrai dapprima la testa di Lenin:

Il suo pensiero apre una strada di luce dall’era degli schiavi ai secoli della Comune.

Passeranno gli anni dei nostri tormenti

e ancora all’estate della Comune,

scalderemo la nostra vita

e la felicita’, con dolcezza di frutti giganti,

maturera’ sui fiori dell’ottobre.

E chi leggera’ le parole di Lenin,

sfogliando le carte gialle dei decreti,

sentira’ il sangue battere alle tempie

e salire le lacrime dal cuore ...

... Riunendo in un’asta

l’immane selva delle ciminiere,

i milioni di braccia,

la Piazza rossa si solleva in alto

con la rossa bandiera,

con un balzo che scuote tutto il cielo.

E da questa bandiera,

da ogni sua piega,

ecco, di nuovo vivo, Lenin ci chiama:

"Proletari, serrate le file

per l’ultimo scontro.

E voi, schiavi, rialzate le schiene e i ginocchi.

Armata proletaria, sorgi e avanza!

Allegra e veloce, viva la nostra rivoluzione!"

Tra tutte le guerre

che hanno devastato il corso della storia,

questa e’ l’unica grande giusta guerra.

lunedì 17 febbraio 2014

Un piccolo contributo alla questione studentesca e alla formazione dei Collettivi Studenteschi Rivoluzionari nelle scuole.

LOTTA DI CLASSE E QUESTIONE STUDENTESCA.

Natura della scuola nella società borghese.                          

L’impegno teorico nei confronti della questione studentesca non è sottovalutabile e per noi marxisti-rivoluzionari si tratta di inserire le lotte studentesche all’interno della  più ampia lotta anticapitalista. Naturalmente prima di avanzare proposte è necessario capire che cos’è la scuola all’interno della società in cui viviamo e analizzare il processo materialistico che ha dato vita alla scuola moderna. Prima della nascita del capitalismo la comunità oltre ad essere comunità di allevamento dei figli e di sostentamento,era anche comunità di produzione, e perciò la partecipazione dei produttori al lavoro avveniva completamente nel proprio ambito. I processi produttivi erano relativamente semplici e i giovani impegnavano poco tempo per acquisire la preparazione necessaria per partecipare all’azione produttiva. I membri dell’aristocrazia feudale invece,che non prendevano parte alla produzione, si dedicavano alle dottrine di carattere militare e politico al fine di acquisire capacità dialettiche per governare. La cultura dominante era quella del clero, che legittimava il potere delle classi dominanti e inculcava nelle classi subalterne la rassegnazione nei confronti della loro situazione sociale promettendo  una vita migliore nell’aldilà. La linea di demarcazione tra chi usufruiva dell’istruzione e chi no era la stessa che delineava chi governava e chi produceva per i dominanti.     Con l’affermarsi della borghesia, viene meno la caratterizzazione feudale della società e nasce un tipo di istruzione “generalizzato” conseguenza diretta della generalizzazione dei rapporti di produzione borghesi. Tuttavia la tendenza alla generalizzazione dei rapporti di produzione capitalistici non vuol dire livellamento sociale del sistema d’istruzione, bensì nuove discriminazione dovute essenzialmente alla detenzione dei mezzi di produzione. Verso la fine dell’ottocento nascono le industrie scientifiche: chimiche ed elettriche.  La conoscenza tecnica è diventata sempre più fondamentale per la borghesia, infatti sviluppando la tecnica nella produzione, la stessa necessita di una classe operaia preparata in maniera sufficiente per prender parte alla produzione. Questo non significa elevare l’intero proletariato riguardo la conoscenza della tecnica bensì una parte di esso(una minoranza), che all’interno della produzione assume un ruolo intermedio tra la forza-lavoro e la dirigenza borghese sempre più distaccata dalla produzione diretta. Col rendersi più complessa la divisione tecnica e sociale del lavoro,il capitalismo moderno a partire dagli anni 60 articola in maniera corrispondente anche il luogo di preparazione dei lavoratori, così accanto ai licei nascono le scuole professionali, per la formazione di lavoratori intermedi. La cultura che passa attraverso le aule scolastiche naturalmente è quella della classe dominante, che persegue il suo indottrinamento a livello ideologico e comportamentale, anche se con metodi meno duri che in passato. Quindi alla luce dello sviluppo del sistema scolastico che si è avuto con le varie evoluzioni del sistema capitalistico, possiamo definire la scuola come uno strumento proprio della borghesia, il cui compito è essenzialmente formare la classe operaia al fine di adoperarla nella produzione, e allo stesso tempo istruire la stessa borghesia al fine di preservare al meglio le sue capacità dirigenziali e di comando sulla produzione.

Rapporti tra scuola e capitalismo.        

Abbiamo visto come la scuola sia nata con l’affermarsi del sitema capitalistico,ora vedremo quali sono i suoi rapporti con la sua struttura economica.La riproduzione del modo di produzione capitalistico si basa sulla riproduzione del prodotto materiale, il quale combina tra loro vari agenti e mezzi di produzione. Gli agenti di produzione (il capitalista stesso e il lavoratore salariato) una volta entrati nel processo produttivo, partecipano ad essa e alla ripartizione del prodotto, che si da in forma di salario e in plusvalore,ottenendo così gli strumenti per ricostituire la loro capacità lavorativa e rinnovare i loro rapporti reciproci con i mezzi di produzione. La riproduzione delle categorie di agenti è parte della riproduzione delle condizioni sociali della riproduzione di tipo materiale, condizioni economiche, ideologiche e politiche. Il processo combinato della riproduzione materiale e della riproduzione delle condizioni sociali danno vita alla riproduzione in toto della struttura capitalistica. Le condizioni sociali della riproduzione del prodotto materiale, si presentano con una certa autonomia nelle forme istituzionali. La scuola è una di queste in quanto strumento di trasmissione dell’ideologia dominante, ma altri esempi possono essere la magistratura, la polizia, la burocrazia statale in quanto strumenti di coercizione e repressione in mano alla borghesia. Naturalmente in questi luoghi, non abbiamo una produzione di tipo materiale, di plusprodotto, quindi non possiamo definire lavoro produttivo la molteplicità di compiti che si svolgono in questa particolare sfera, in quanto scientificamente è lavoro produttivo cio che produce plusprodotto, plusvalore nell’ambito produttivo capitalistico. Parliamo quindi di lavoro improduttivo. Questa categoria di lavoro serve a evidenziare la differenza tra sfruttamento (sfera del lavoro produttivo) e oppressione economica (sfera del lavoro improduttivo), in quanto i lavoratori improduttivi svolgono un lavoro necessario nella società borghese. Questa oppressione è conseguenza diretta del dominio capitalistico sulla società, quindi il capitale sociale per massimizzare le quote di plusvalore va a colpire il lavoro improduttivo; ciò significa che spreme il massimo pluslavoro da codesti lavoratori. Ecco spiegato il guadagno di un capitalista proprietario di una scuola: il suo plusvalore è parte del capitale sociale impiegato, socialmente necessario. Se poi è lo Stato a gestire le varie istituzioni, il pluslavoro va a vantaggio dell’intera classe capitalistica. Concludendo, anche se nella scuola non si produce materialmente, si prende comunque parte alla spartizione del plusvalore, in quanto attività necessaria all’interno della società , creando  pluslavoro al di fuori della produzione di merce, ma producendolo a scopo sociale.

Natura sociale dello studente.                                                        

La figura sociale dello studente è al giorno d’oggi un qualcosa di inesplorato in termini marxisti e di classe, in quanto si tendono a rappresentare gli studenti in termini essenzialmente borghesi, anche per quanto riguarda le formazioni sedicenti comuniste che operano in ambito scolastico. Quando parliamo di studenti, è opportuno respingere ogni insinuazione riguardo la loro natura di classe, e in special modo respingere le vulgate dello “studentismo” che addirittura ne fanno una classe rivoluzionaria, in barba all’analisi marxista della società. A questo punto è opportuno analizzare la figura sociale dello studente. Come ampiamente dimostrato dai classici del marxismo, le classi sociali sono gli effetti della sfera economica, politica e ideologica sugli agenti della riproduzione sociale. La borghesia, il proletariato e la piccola borghesia nascono da questo mix di economia, politica e ideologia che entrano in contatto diretto con chi partecipa alla produzione, sia in modo diretto che indiretto. Affermare che le classi sociali si siano costituite solo a livello economico, riconoscendo  soltanto la struttura e non le sovrastrutture ad essa collegate, significa appiattirsi sulle posizioni economiciste che Lenin combattè teoricamente lungo il suo percorso di rivoluzionario e teoreta. Fatta questa precisazione, possiamo affermare con certezza che gli studenti NON SONO una classe sociale, in quanto non prendono parte alla produzione, stanno al di fuori dei rapporti economici e la loro natura è soltanto di tipo ideologico, in quanto futuri lavoratori o borghesi nei posti di comando. La loro natura non identificabile in termini di classe non significa per lo studente una rinuncia all’attività di rivoluzionamento della società, su questo punto torneremo in seguito analizzando le modalità delle lotte studentesche.

Il sistema scolastico ai tempi del capitalismo in crisi.                                                                                                            
La riforma del sistema scolastico italiano ha origine nel 1996 con la riforma Berlinguer, tuttavia la vera riforma scolastica è stata quella del ministro Gelmini, che ha adeguato tale riforma alle necessità sempre più pressanti del capitalismo in crisi. Tale riforma prevedeva essenzialmente dei tagli ai fondi scolastici per dirottarli verso le aziende in crisi, essenzialmente dal pubblico verso il privato ovvero la classe dei capitalisti. Continuava abbassando il costo della formazione della forza-lavoro e di conseguenza svalutandone il proprio valore, e cercando nuovi mercati entro i quali far sollazzare la classe dei capitalisti. Siamo qui davanti ad una delle classiche manovre che il capitalismo opera durante le sue crisi : la riduzione del costo del lavoro, in questo caso sacrificando il funzionamento del sistema scolastico. Crisi del capitalismo equivale anche a crisi del sistema scolastico. Ma quali gli effetti di queste manovre sul mondo dell’istruzione? Tutto questo porta ad una caratterizzazione di classe della scuola, in quanto la maggior parte dei capitali vengono impiegati in poli ben definiti, ovvero quelli che servono alla borghesia per sfornare manager e persone altamente competenti per prendere in mano le redini del sistema, mentre il resto dell’istruzione si lascia abbandonato a se stesso, in quanto sfornerà forza lavoro a bassissimo prezzo e disoccupati in abbondanza. Chiunque abbia studiato in quelle specie di ghetto che sono gli istituti tecnici sa bene di cosa stiamo parlando. Inoltre l’investimento privato nelle scuole sta portando ad privatizzazione del sistema scolastico. I tagli al sistema che sono stati fatti negli ultimi anni hanno portato conseguenze drammatiche anche per chi lavorava nel mondo della scuola: soppressione di 150.000 posti di lavoro, accorpamento di molti istituti, innalzamento dell’ età pensionabile, dimezzamento dei fondi per la pulizia con conseguenze drammatiche per i lavoratori impiegate in queste attività. Morale della favola? Il capitalismo in crisi quando colpisce la scuola non colpisce solo gli studenti, ma anche gli addetti ai lavori. Per gli studenti significa studiare in posti fatiscenti, spesso non adeguati e quasi sicuramente non troveranno un lavoro; per i lavoratori significa paghe da fame o perdita del posto di lavoro. Partire direttamente dalla situazione scolastica per poi passare a quella della produzioni delle merci è l’unico modo per far acquisire allo studente gli elementi fondamentali per la critica del capitalismo. Quando si parla della crisi scolastica non è solo crisi della situazione studentesca, ma anche per gli addetti ai lavori: professori, segretari, bidelli, donne delle pulizie. Sicuramente questa osservazione è il primo passo per l’alleanza studenti-operai.

La costruzione Leninista: organizzazione e avanguardia.                                                                      

I Collettivi Studenteschi Rivoluzionari vanno a rappresentare all’interno del mondo studentesco la sua tendenza rivoluzionaria. Ora per fa sì che la sua azione abbia un significato di non poco conto, necessita di un’organizzazione all’altezza del compito. Organizzazione e centralizzazione, questi sono i binari su cui camminerà lo sviluppo dei C.S.R. , cadere nel movimentismo è molto facile senza delle giuste linee guida. Per definire meglio la natura deI C.S.R. diremo che sono la tendenza rivoluzionaria organizzata all’interno del movimento studentesco. Più si svilupperanno, più crescerà la necessità di organizzazione e di centralizzazione. La vita interna dei C.S.R. è gestita attraverso il centralismo democratico: massima libertà di discussione interna e massima compatezza e disciplina esterna. Il discorso organizzativo di Lenin non solo ci offre la possibilità di creare una organizzazione efficiente, ma offre degli spunti teorici preziosissimi riguardo la situazione studentesca entro la quale attivarsi. Spontaneismo e opportunismo, tali atteggiamenti primitivi sono ben lungi dall’essere scomparsi, anzi si ripresentano in tutta la loro inconcludenza. Lenin ai tempi della lotta allo spontaneismo mise in chiaro perfettamente la natura di tale concezione, in quanto lo spontaneismo oltre ad essere inconcludente politicamente, è anche un elemento di falsificazione della realtà. Affermare che le masse in lotta arriveranno da sole alla reale conquista di un potere politico equivale a dire una falsità che la stessa storia ha giudicato come tale. Per Lenin potere del proletariato voleva dire direzione politica del partito. Per i C.S.R. raggiungimento degli obiettivi di lotta vuol dire direzione degli studenti da parte di un organizzazione studentesca costruita secondo quel modello. Avanguardia studentesca per i C.S.R. ha lo stesso valore che per Lenin, ovvero organizzare politicamente la parte più avanzata degli studenti in lotta, conquistare la maggioranza del movimento e dirigere le lotte. Il gioco vale la candela. Sarà un percorso duro, non rettilineo. Niente è facile e il bolscevismo ci insegna proprio questo. Naturalmente senza la classe operaia, senza il collegamento costante con essa l’inconcludenza colpirà le masse studentesche. Le vuote declamazione del vecchio Movimento Studentesco della Statale ci hanno insegnato proprio questo: non c’è potere studentesco senza potere operaio. Per i C.S.R. il fine è quello dei Marxisti-rivoluzionari : il governo dei lavoratori.

Il metodo dei Rivoluzionari e il fronte unico.            

Le questioni di metodo quando si fa intervento politico sono molto essenziali, al fine di non perdersi in un bicchier d’acqua o rimanere isolati politicamente nel variegato mondo delle organizzazioni studentesche. Necessario è non perdere mai di vista la propria natura rivoluzionaria. La maggior parte delle organizzazioni studentesche esistenti, spesso si accodano a strutture politiche riformiste, sabotando la lotta che si sta intraprendendo. Il motivo di questo accodarsi è la vecchia, ma sempreverde pratica dell’opportunismo: per tali organizzazioni non è importante sviluppare le lotte, bensì rinnovare la propria sopravvivenza all’interno del movimento. Priorità di ognuno è salvaguardare il proprio orticello. Questo non deve accadere per i rivoluzionari, in quanto l’obbiettivo finale non è la propria sopravvivenza, ma la conquista della maggioranza degli studenti al fine di estendere le lotte e indirizzarle in maniera rivoluzionaria. L’intervento, la propaganda e l’agitazione sono elementi molto validi. I C.S.R. interverranno ovunque è possibile al fine di fare propaganda e convincere gli studenti delle corrette posizioni rivoluzionarie. La tattica del fronte unico riguardante l’azione, ha una valenza centrale per quanto riguarda i momenti di lotta. L’unità d’azione(con la maggior parte delle componenti studentesche) e la capacità di attirare a sé gli elementi più validi in lotta, unita allo smascheramento delle organizzazioni che si tirano indietro, una volta costituito il fronte sarà centrale nell’operato dei C.S.R. Le proposte transitorie saranno altresì centrali, in quanto partire dalla reale coscienza dei soggetti in lotta è elementare per un rivoluzionario, la lezioni di Trotsky su questo tema è ineccepibile. Ovviamente queste sono indicazioni generali, le quali verranno sviluppate correttamente nel corso della lotta.

Operai-Studenti: uniti si vince!

Abbiamo chiaramente spiegato che la natura dello studente non ha niente a che fare con i rapporti economici, quindi è esclusa la sua appartenenza ad una determinata classe sociale. Tuttavia le lotte studentesche potrebbero avere grande importanza se collegate con quelle operaie. L’alleanza operai-studenti è necessaria al fine di strappare risultati consistenti ed aprire un processo rivoluzionario. Già in passato si è avuta questa alleanza, bensi fu costruita su pressupposti sbagliati. C’è chi la fece in nome del rifiuto del lavoro, specie l’Autonomia Negriana, chi per affermare senza alcun significato il “Potere Studentesco”( M-L Statale) e chi come i moderni disobbedienti per vocazione opportunista. L’alleanza tra operai e studenti va fatta per arrivare alla dittatura del proletariato in maniera rivoluzionaria. Va fatta sull’anticapitalismo marxista, su un progetto di sollevazione di massa e non per opportunismo o vaneggiamenti teorici idealistici. Per gli studenti marciare a fianco degli operai è l’unico modo per realizzare le loro proposte. Intervento politico davanti le fabbriche, costruzioni di incontri comuni, dibattiti, manifestazioni comuni. Queste sono le azioni di cui si sente la necessità. L’unico modo per aprire una stagione di lotta come quelle passate sta in questa alleanza. La Pantera fallì miseramente perché non cercò un interlocutore nella classe operaia, cosi come le ultime mobilitazioni contro la Gelmini. L’ ora è giunta per tornare a gridare nelle piazze Operai-Studenti uniti si vince!
                                                                                            L.T. PCL Frosinone
                                                                                                       

sabato 15 febbraio 2014

SOLIDARIETA’ A GIORGIO CREMASCHI E AI COMPAGNI AGGREDITI


Ciò che è successo a Milano, nel corso dell’attivo regionale della CGIL lombarda, è un fatto grave: la burocrazia della CGIL ha utilizzato la violenza fisica, tramite il servizio d’ordine, per impedire ad un delegato, appartenente alla seconda mozione congressuale, di intervenire durante l’assemblea e per cacciare dalla sala Giorgio Cremaschi e i delegati sostenitori del documento alternativo.

Tutto ciò nel quadro del sostegno da parte della burocrazia CGIL ad un attacco padronale senza precedenti contro le condizioni ed i diritti dei lavoratori (vedi l’accordo sulla rappresentanza firmato da ConfindustrIa, CGIL, CISL e UIL). E, per di più, nel contesto del sostegno aperto alla scalata al governo di Renzi.

Il PCL esprime la più completa solidarietà a Giorgio Cremaschi e tutti i compagni aggrediti. La lotta alla burocrazia sindacale, in cui sono impegnati i militanti del PCL a partire dal congresso della CGIL, assume una ragione in più.
                                                                                                                                                                                                                                         Partito Comunista dei Lavoratori.

venerdì 14 febbraio 2014

UCRAINA: UN MOVIMENTO REAZIONARIO CONTRO UN REGIME REAZIONARIO. SOLO LA CLASSE OPERAIA PUO' COSTRUIRE UN' ALTERNATIVA.



Nazi ucraini

Dal Novembre 2013 il regime poliziesco semi bonapartista del Presidente ucraino Yanukovich, è minacciato da un movimento reazionario di massa, essenzialmente concentrato nella parte occidentale dell'Ucraina e a Kiev, egemonizzato a livello di piazza da forze fasciste o fascistoidi.

E' essenziale un'analisi marxista e di classe della dinamica in corso, contro rappresentazioni ideologiche di segno opposto che attraversano il campo stesso della sinistra.

Il regime ucraino non ha nulla di “progressivo”, né dal punto di vista sociale né da quello politico. Sotto il profilo sociale si basa sul potere di una nomenclatura capitalista di estrazione burocratica , emersa dai processi di privatizzazione degli anni 90 , nel quadro della più generale restaurazione borghese nell'Est Europeo di fine 900: una borghesia di magnati arricchitasi in 20 anni sullo sfruttamento brutale della classe operaia, pagata con salari medi di 300 euro mensili a fronte di prezzi correnti occidentali ( in particolare a Kiev).
Sotto il profilo politico il regime parlamentare ucraino ha progressivamente rafforzato negli anni i suoi aspetti bonapartisti sullo stesso terreno costituzionale, con una nuova Costituzione (2010) che ha ampliato considerevolmente il potere presidenziale. Il potere presidenziale a sua volta si fonda sulla pratica diffusa dell'arbitrio poliziesco, dei servizi segreti, dei metodi censori e intimidatori: un patrimonio di esperienza e di strumenti spesso ereditato del vecchio stato staliniano e oggi messo a disposizione della nuova classe capitalista.

Parallelamente non ha certo nulla di progressivo la dinamica e natura del movimento di opposizione levatosi contro il regime. Al contrario. Per la sua composizione sociale e direzione politica, ha tutte le caratteristiche di un movimento reazionario di massa. Il suo profilo è nettamente a destra dello stesso movimento della cosiddetta “rivoluzione arancione” del 2004. Allora confuse aspirazioni democratiche di settori popolari furono incorporate dentro un movimento borghese liberal liberista, fortemente antioperaio, sostenuto dalle borghesie occidentali ( Usa e Ue). Oggi lo scontento popolare verso il regime è inquadrato e organizzato da un campo di forze nel quale il peso e il ruolo di organizzazioni fasciste o semifasciste- tutte russofobe e antisemite- è molto più consistente di quello di 10 anni fa: dal partito nazionalista reazionario di Svoboda - nato da un'organizzazione fascista e tuttora inneggiante a Stepan Bandera, collaborazionista di Hitler- sino a formazioni apertamente naziste come Causa Comune ( Spilna Sprava) e“Settore di destra” ( Pravi Sector).

Naturalmente il campo delle opposizioni è composito e non si riduce all'estrema destra. Va dal partito “Patria” di natura liberal capitalista, guidata da Yulia Tymoschenko oggi in carcere, al partito cattolico popolare diretto dall'ex pugile Klitschko, corteggiato dal Partito Popolare europeo e in particolare dalla CDU della Merkel. Queste forze, tra loro concorrenti, puntano a un'alternanza liberale di governo, economicamente assistita dalla U.E. Riflettono le pressioni di un settore crescente della stessa borghesia ucraina che si va distaccando dal regime e dalle sue relazioni privilegiate con la Russia per inseguire i vantaggi del mercato europeo e del suo business. Peraltro, a differenza che in Russia, i grandi industriali ucraini e le loro lobby ( la holding SKM di Akhmentov, il clan di Firtach nel campo dei trasporti, il potente gruppo industrial finanziario di Kolomoiski..) hanno di fatto proprie dirette rappresentanze parlamentari e di clan, all'interno dei diversi partiti, di governo e di opposizione. Il loro distacco da Yanukovic ha dunque un effetto diretto sugli equilibri politici e istituzionali. E misura l'indebolimento del regime.

Ma un aspetto importante della dinamica in corso è la crisi di egemonia delle opposizioni borghesi tradizionali, liberali o cattoliche, all'interno della stessa mobilitazione popolare, a tutto vantaggio dell'estrema destra.

La maggioranza della borghesia ucraina e del campo ufficiale delle opposizioni vorrebbe utilizzare la mobilitazione popolare, i sentimenti russofobi, l'avversione diffusa “contro la corruzione” del regime, come strumento di pressione istituzionale per ottenere l'anticipo delle elezioni politiche( formalmente previste per il 2015) e incassare con esse l'alternanza di governo. Per questo vuole evitare di trascinare lo scontro sul terreno incontrollabile della rivolta di piazza e della guerra civile ( esponendosi al rischio oltretutto di una repressione militare assistita dalla Russia). E chiede alle diplomazie europee e all'amministrazione americana di intercedere, nelle forme possibili, per favorire uno sbocco controllato e concordato della crisi. La crisi economica gravissima dell'Ucraina, con l'esplosione abnorme del debito pubblico e il rischio concreto di una bancarotta in tempi brevi, rappresenta a sua volta un'arma di pressione delle opposizioni sulla U. E. per un suo intervento risolutore.

Ma il disegno delle opposizioni “europeiste” si scontra con diversi ostacoli.

Innanzitutto ostacoli di ordine internazionale: le contraddizioni clamorose tra diplomazia europea e americana su sbocchi ed equilibri del dopo crisi; le divisioni tra gli imperialismi europei sul rapporto con la Russia, e di conseguenza sulla vicenda Ucraina ( l'imperialismo italiano oggi molto esposto e proiettato in una relazione economica speciale con Putin è non a caso molto silente e disimpegnato sull'Ucraina, a differenza dell'imperialismo tedesco); e soprattutto la straordinaria crisi economica (e istituzionale) della U. E., che oggi ha ben poco da “offrire” all'Ucraina: se non un”accordo di associazione” che in cambio di nuovi sacrifici per la popolazione ucraina ( a partire da ristrutturazioni industriali e licenziamenti di massa) prevede per i prossimi 7 anni la concessione di un solo miliardo di euro . Ciò a fronte di una voragine debitoria fuori controllo, e dell'ingiunzione del Fondo monetario Internazionale all'Ucraina di... ridurre i sussidi alle famiglie per pagare le bollette, quale garanzia di affidabilità per ottenere un prestito di 15 miliardi, secondo la prassi ordinaria dello strozzinaggio.
Proprio la crisi dell'Unione capitalistica europea (e l'indebolimento economico e politico dell'imperialismo USA su scala mondiale) hanno aperto il varco all'inserimento dell' imperialismo Russo : che con sua interessata offerta di 15 miliardi di prestiti e di sconti sulle forniture di gas, mira a recuperare l'Ucraina al proprio pieno controllo dentro il disegno della Unione doganale euroasiatica tra gli ex Stati dell'Urss ( cui hanno aderito per ora solo Bielorussia e Kazakistan). Un'eventualità che segnerebbe una nuova sconfitta della U. E.

Parallelamente le opposizioni tradizionali a Yanukovich pagano lo stallo del proprio progetto sul versante del rapporto di massa. La piazza di Maidan nel cuore di Kiev resta affollata e resistente. Ma anche sempre più diffidente verso opposizioni irrisolute che non offrono sbocchi. Da qui la dinamica di progressivo rafforzamento della presa di massa delle organizzazioni fasciste, spesso in un gioco di reciproco scavalco e concorrenza nella gestione di piazza. Le milizie paramilitari “anticomuniste” guidate da reduci della guerra afghana e da veterani dell'esercito -protagoniste di aggressioni e pestaggi contro attivisti democratici e di sinistra- diventano il punto di riferimento di crescenti settori studenteschi, di gioventù disoccupata, di piccola borghesia impoverita. Tanto più a fronte di un regime che per cercare di uscire dal vicolo cieco , combina confusamente manovre conciliative ( dimissioni del governo Azarov, e addirittura il 25 Gennaio offerta del governo alle opposizioni..)con leggi liberticide di tipo putiniano e brutale repressione militare e giudiziaria. Unendo insieme un'immagine di debolezza e di odiosa arroganza , entrambi fattori di radicalizzazione del movimento. In questo quadro le opposizioni tradizionali non paiono in grado né di dirigere il movimento né di cercare uno spazio d'intesa col regime restando prigioniere di una dinamica incontrollata cui non offrono sbocchi


La crisi ucraina pertanto è oggi in qualche modo sospesa nell'equilibrio instabile e provvisorio di tre debolezze: quella di un governo borghese semi bonapartista che ha perso larga parte della propria base d'appoggio ma che è ancora in grado di restare in sella; quella di un'opposizione borghese “europeista” che vorrebbe rimpiazzarlo in modo indolore ma non sa come fare; quella di un movimento reazionario che occupa piazze e palazzi ma non è ancora in grado di prendere il potere.

Questa situazione non durerà a lungo. Ed è esposta a sbocchi potenzialmente drammatici.
Solo un ingresso in campo della classe operaia ucraina, con le proprie rivendicazioni sociali e di classe, può spezzare la polarizzazione tra forze reazionarie, disgregare i loro blocchi sociali, ricomporre l'opposizione su nuove basi e prospettive. La classe operaia ucraina non partecipa ad oggi al movimento reazionario in atto, ed è un fatto assolutamente positivo. Ma è rimasta sinora sostanzialmente passiva a fronte della crisi politica e sociale. Una sua irruzione sulla scena potrebbe rappresentare un fattore formidabile di svolta, assieme alla costruzione di un partito marxista rivoluzionario che si candidi alla sua direzione. Solo una rivoluzione socialista può liberare i lavoratori dell'Ucraina dall'oppressione politica e sociale, nella prospettiva di un'Europa socialista.


Contro un regime capitalista corrotto e oppressivo, e contro una reazione fascistoide e antisemita. Contro ogni subordinazione dell'Ucraina all'imperialismo russo.
Contro ogni subordinazione dell'Ucraina alla Unione Europea dei capitalisti e dei banchieri.
Per un'alternativa di classe indipendente, per un governo dei lavoratori in Ucraina, per la prospettiva degli Stati Uniti Socialisti d' Europa.
                                                                                                              Marco Ferrando.

mercoledì 12 febbraio 2014

DIFENDERE LA RESISTENZA, NO AL REVISIONISMO.


Dalla metà degli ottanta si assiste ad un fenomeno  estremamente vergognoso che va sotto il nome di " revisionismo" ovvero calunniare la Resistenza antifascista e equiparare i partigiani ai " ragazzi di Salò". Senza distinguere, e qui è lo schifo, chi ha lottato ed è morto per la libertà e chi invece ha ucciso oppresso e torturato. In molti casi suoi stessi connazionali.
Vediamo commemorare i "martiri delle foibe" (?) tacendo vergognosamente sulle migliaia di assassinii fascisti perpetrati dalle truppe fasciste nell'occupazione jugoslava.
Questa operazione fa comodo a molti. In primo luogo alla destra neofascista, in modo da presentarsi come valorosa protettrice degli italiani, in secondo luogo al centrodestra e al centrosinistra che vogliono continuare la politica di sfruttamento nei confronti della classe operaia privandola di uno degli esempi più alti della lotta di classe italiana, la Resistenza per l'appunto.

NO AL FASCISMO.
NO AL REVISIONISMO.
ORA E SEMPRE RESISTENZA!
                                                                                               PCL-Frosinone