giovedì 15 maggio 2014

Al fianco dei minatori di Soma.






Un'immane catastrofe ha colpito i minatori di Soma, 274 minatori morti e 120 ancora da recuperare.
Purtroppo più passa il tempo, meno possibilità si ha di salvarli.
Il criminale Erdogan ha fatto visita alla miniera, affermando che "sono cose che succedono", incidenti da "sempre accaduti in questo genere di lavori".
Certo, come se morire bruciati o asfissiati in miniera sia una cosa normale... ed in realtà lo è in un sistema in cui il profitto è tutto e la vita niente.
Troppi morti tra i lavoratori, nessuno tra la borghesia.
Statene certi, quando verrà il nostro turno non guarderemo in faccia a nessuno.
Pubblichiamo una canzone del mondo dei minatori, in ricordo delle vittime, che ben fa capire quale sia stata e quella che continua ad essere la condizione dei minatori.
L'autore Mario Rapisardi, ben raffigura nell'ultima strofa, il nostro stato d'animo.
                                                                                                   
                                                                                                                 PCL Frosinone.
 
 

Giustizia/ Canto dei minatori


Tra cieche forre, tra rocce pendenti
Su’l nostro capo, entr’oscure caverne,
Fra pozzi cupi e neri anditi algenti,
Fra rei mïasmi, fra tenebre eterne,

D’ogni consorzio, dal mondo noi scissi,
A nutrir gli ozj d’ignoti signori,
Noi picconieri di monti e d’abissi
Sepolti vivi scaviamo tesori.

Scaviam tesori noi squallido armento
A voi terreno concilio di Numi,
Tesor di ferro, di zolfo, d’argento,
Tesor di gemme ch’abbagliano i lumi.

A voi la terra vestita di fiori,
Le cene, i cocchi, i teatri, le danze,
Gli stabili ozj, i mutevoli amori,
Il compro riso d’eterne speranze;

A noi non occhio d’azzurro, non sole,
Non aura sana d’amore e di vita,
Non guardo amico, non dolci parole,
Ma pena eterna, ma notte infinita.

Uomini forse non siamo? Qual tristo
Destin c’infligge sì fiera condanna?
S’esiste Dio, se incarnato s’è Cristo,
Perchè a l’inferno ancor vivi ci danna?

Scaviam, scaviam; chi sa? forse tra poco
Ci mozza il fiato quest’aria maligna,
Ci schiaccia il monte, divoraci il foco:
Vedete? in fondo la morte sogghigna.

Scaviam, scaviam le ree viscere a questa
Terra a noi ricca d’obbrobrj e d’affanni;
Finchè un sol guizzo di vita ne resta,
Scaviamo il trono de’ nostri tiranni.

Stridete, su, negre macchine immani,
Argani urlate, picconi battete,
Tuonate, mine, scoppiate, vulcani;
Le nostre tombe mugghiando schiudete.

Venuta è l’ora! Noi vili, noi rei,
Ai forti, ai giusti sorgiamo davanti;
Noi, bulicame d’abietti pigmei,
Mirare in volto vogliamo i giganti.

Noi v’abbiam dato l’immenso tesoro,
Che in sen chiudeva gelosa la terra;
Ma voi, titani de l’ozio, con l’oro
Avete mossa a noi primi la guerra.

Noi v’abbiam l’arche di gemme ripiene,
E voi le figlie ci avete corrotte;
Del ferro avete a noi fatte catene
Per inferrarci a l’errore, a la notte.

Del carbon adro, che l’arti ravviva,
Che vi sfossiamo noi maceri e lerci,
A voi calore, a voi luce deriva
E pingui industrie e volanti comerci.

Per voi spezziam le montagne, per voi
Scendiam ne’ letti de l’igneo granito;
E voi co’l marmo negato agli eroi
Colossi ergete a chi il pan ci ha rapito.

Eppur, vedete? siam buoni e cortesi,
Benchè canaglia da forca e da fogna:
Patrizj biondi, panciuti borghesi,
Brindiamo un po’, non abbiate vergogna:

Brindiamo insieme al Lavoro che affranca,
A la Giustizia che l’opere abbella,
Al pan che a noi, a l’onor che a voi manca,
Ed a la Pace che tutti affratella.

Ma voi fremete, ed offesi dal lezzo
Dei nostri cenci torcete la faccia,
E ci lanciate co’l vostro disprezzo
Un duro tozzo e una vecchia minaccia.

Voi minacciate? Codardi! Com’angue
Le cento lingue il nostr’odio saetta:
Non vogliam pane, ma sangue, ma sangue,
Ma un giorno solo d’allegra vendetta.



mercoledì 14 maggio 2014

Pravyi Sector e le debolezze dei comunisti.



Dalle prime lotte di piazza sino ai drammatici massacri ucraini, emerge con una forza incontenibile un movimento che per organizzazione ed efficienza non ha rivali in Europa: Pravyi Sector, Settore Destro.
Forza ultranazionalista e dichiaratamente nazista, formata da accorpamenti di varie organizzazione neonaziste, caratterizzata da un paramilitarismo estremamente efficiente, nelle strade ucraine non ha rivali.
Per quanto sia difficile capire i suoi meccanismi e soprattutto la sua costruzione, proviamo ad analizzarne qualche pecularietà organizzativa.

Centralità della questione militare.


Il neonazismo ucraino, come gran parte di quello europeo ed americano, ha posto come centrale la costruzione paramilitare dell'organizzazione. Dalla caduta degli stati operai degenerati nell'Est Europeo, queste formazioni hanno avuto il maggiore vantaggio.
Si sono ricostuite velocemente, hanno formato prevalentemente piccoli nuclei illegali di soldati veri e propri, sono stati foraggiati e coperti dalla vecchia burocrazia riciclatasi nei nuovi assetti politici post' 89.
Si sono addestrati a combattere, a sparare, a studiare tecniche corpo a corpo, ad uccidere. Hanno partecipato in vari scenari di guerra, specie in Cecenia con le ali militari islamiche.
Essendo gia un'esercito bello che formato, cogliendo la rapida perdita di popolarità del governo Yanucovich, la galassia neonazista si è unita in un organizzazione unica, ben riconoscibile appunto Pravyi Sector, punta di diamante degli scontri di piazza Maidan.
La formazione ha egemonizzato la piazza non tanto per la sua ideologia, ma proprio per la sua capacità di lotta, il suo addestramento, la sua potenza nello scontro.... in poche parole per la sua organizzazione.
Combattere dietro gli schieramenti di Pravyi Sector, in quel di Maidan, era come combattere dietro qualsiasi esercito. Pravyi Sector fu difficilmente ostacolabile.
Quindi, a nostro modo di vedere, non è stato tanto il messaggio politico che ha portato Settore Destro in testa alle proteste, ma la sua capacità nello scontro.

La debolezza dei Comunisti.



E' chiaro, cristallino che la debolezza dei comunisti, non solo ucraini, risiede proprio nell'aver volutamente ignorato la preparazione militare dei propri militanti.
I comunisti ( di qualsiasi corrente) hanno perso la capacità di far propria la questione militare, di creare squadre di autodifesa capaci di opporsi alle squadracce della borghesia. Nella maggior parte dei casi tale concetto è rimasto soltanto un vuoto appello.
Anni di riformismo, anni di rimozione del fine della lotta di classe hanno portato a questo indebolimento, difficilmente colmabile.
I compagni ucraini che si muovono contro le milizie di Pravyi Sector sono sempre più dei martiri, con i loro carrozzoni, la loro impreparazione.
I giovani compagni, impavidi militanti vanno al massacro... totalmente inferiori come preparazione a Settore Destro.
Non basta il coraggio, questo ci riempie di rabbia.
Come fa un'organizzazione, che in teoria dovrebbe dirigere il proletariato a sottovalutare un tema tanto importante?
Come cazzo fa un'organizzazione che deve guardarsi dalla repressione "democratica" e dalle squadre padronali a sottovalutare certe tematiche...
Ci piange il cuore nel vedere i compagni trucidati, uccisi non tanto dalla teppa nazista, ma dalle sciagurate posizioni dei pacifisti di turno, che ahinoi, hanno messo le radici nei settori operai e popolari a livello internazionale.
Si pensi agli sciagurati della lista Tsipras...
Cosa farebbero tali pacifisti davanti alle falangi di Pravyi Sector... consegnerebbero nelle loro mani gli ingenui seguaci e parte del proletariato
Continuiamo su questa strada, tanto poi i giovani vanno al massacro e i politicanti di turno continuano ad ingrassare sulla pelle degli altri.
Se l'estrema destra alzasse la testa anche in Italia, nel profondo della crisi, pace alle anime nostre.
La storia insegna... per una volta abbiamo il coraggio di apprendere.

                                                                                                                PCL-Frosinone.

giovedì 8 maggio 2014


L’autodifesa operaia
 

 

Lev Trotsky
 
Ogni Stato è l'organizzazione della coercizione della classe dominante. Il regime sociale rimane stabile fino a che la classe dominante è capace, attraverso il proprio Stato, di imporre la propria volontà alle classi sfruttate. La polizia e l'esercito sono gli strumenti più importanti dello Stato. I capitalisti fanno a meno -non del tutto, se è il caso- di conservare propri eserciti privati, li sciolgono a vantaggio dello Stato, in modo da impedire in qualsiasi caso alla classe operaia di creare il proprio esercito.
Durante l'ascesa del sistema capitalista, il monopolio di Stato sulle forze armate è percepito come un fatto naturale, anche dalle classi oppresse.
Prima dell'ultima guerra mondiale, la socialdemocrazia internazionale, anche nei suoi periodi migliori, non ha mai posto la questione dell’armamento degli operai. Peggio ancora, rifiutava quest'idea come un'eco romantica di un passato lontano.
Soltanto nella Russia zarista il giovane proletariato, nel corso dei primi anni del secolo, ha cominciato a ricorrere all'armamento di propri distaccamenti di combattimento. (…)
In Europa la questione del distaccamento di operai armati non si è posta che verso la fine della guerra e negli Stati Uniti più tardi ancora. In ogni caso, senza eccezione, era ed è la reazione capitalista che comincia per prima a costruire delle organizzazioni speciali di combattimento che coesistono con la polizia e l'esercito dello Stato borghese. Ciò si spiega con il fatto che la borghesia vede più lontano ed è più brutale del proletariato. Sotto la pressione delle contraddizioni di classe, essa cessa di appoggiarsi esclusivamente sul proprio Stato nella misura in cui quest'ultimo è ancora legato da norme “democratiche”. Il sorgere di organizzazioni di combattimento di “volontari” , che hanno come obiettivo l'eliminazione fisica del proletariato, costituisce un sintomo indubitabile che la disintegrazione della democrazia è cominciata, giacche non è più possibile comporre le contraddizioni di classe con i vecchi metodi.
La speranza dei partiti riformisti, della seconda e della Terza Internazionale e dei sindacati, che gli organi dello Stato democratico li difendano contro le bande fasciste si è rivelata, sempre e ovunque, illusoria. Durante crisi gravi la polizia ha sempre un atteggiamento di amichevole neutralità – quando non di aperta collaborazione – con le bande controrivoluzionarie. Ma, ed è il risultato del gran vigore delle illusioni democratiche tra gli operai, essi sono molto lenti a organizzare i propri distaccamenti di combattimento. Il termine “autodifesa” corrisponde totalmente alle loro intenzioni, almeno nel primo periodo, perché l'attacco proviene sempre prima dalle bande controrivoluzionarie. Il capitale monopolistico, che le sostiene, scatena una guerra preventiva contro il proletariato per impedirgli di fare la rivoluzione socialista.
Il processo per il quale si costituiscono dei distaccamenti operai di difesa è indissolubilmente legato a tutto il corso della lotta delle classi di un paese e riflette quindi le sue accelerazioni e i suoi inevitabili rallentamenti, i suoi flussi e i suoi riflussi. La rivoluzione scoppia in una società non in seguito ad un processo continuo immutabile, ma attraverso una serie di convulsioni, separate da diversi intervalli, a volte lunghi e prolungati, durante i quali l’idea stessa di rivoluzione sembra perdere ogni relazione con la realtà. Di conseguenza la parola d’ordine dell’autodifesa avrà eco in un determinato periodo, ma in un altro momento sembrerà una predica nel deserto, per poi, di nuovo, ritrovare, dopo un certo tempo, una nuova popolarità.
(…)
In certi luoghi è difficile attirare su questo l'attenzione degli operai. In altri, dove numerosi operai si sono uniti ai gruppi di autodifesa, i responsabili non sanno come utilizzare quest'energia operaia. L'interesse scompare. Niente di cui stupirsi o inquietarsi: tutta la storia dell'autodifesa operaia è storia un'alternanza tra periodi di ascesa e di declino, gli uni e gli altri riflesso degli spasmi della crisi sociale .
I compiti del partito proletario nel campo dell'autodifesa operaia sorgono dalle condizioni generali della nostra epoca, così come dai suoi alti e bassi. E’ molto più facile attirare settori relativamente ampi della classe operaia nei distaccamenti di combattimento nel momento in cui le bande reazionarie attaccano direttamente i picchetti, i sindacati, la classe operaia, ecc. Però quando borghesia ritiene più prudente abbandonare le truppe irregolari del1e bande e antepone i propri metodi “democratici” di dominio sulle masse l'interesse degli operai per l'autodifesa non può che diminuire. Ed è ciò che sta accadendo ora. Questo significa che in queste condizioni dobbiamo rinunciare ad armare l'avanguardia? Assolutamente no.
Oggi, nel momento in cui la guerra mondiale sta per cominciare, noi partiamo più che mai dal carattere inevitabile e imminente della rivoluzione proletaria internazionale. Quest'idea fondamentale, che distingue la Quarta Internazionale da tutte le altre organizzazioni operaie, è ciò che determina tutte nostre attività, comprese quelle che ci portano all'organizzazione dei distaccamenti di autodifesa. Eppure ciò non significa che non dobbiamo tenere conto delle fluttuazioni congiunturali dell'economia o della politica, con loro flussi e riflussi temporanei. Se si parte dalla caratterizzazione globale della nostra e epoca e da niente altro, ignorando le sue tappe concrete, si può facilmente cadere nel settarismo, nello schematismo o nella fantasia da Don Chisciotte. A ogni svolta notevole della situazione, noi adeguiamo i nostri compiti fondamentali alle condizioni concrete di ciascuna determinata tappa così mutate. È in questo che sta tutta l'arte della tattica.
Avremo bisogno di quadri di partito specializzati sulle questioni militari. Ecco perché bisogna continuare a formarli teoricamente e praticamente, anche in questo momento, durante la risacca. Il lavoro teorico deve consistere nello studio dell’esperienza delle organizzazioni militari e delle organizzazioni di combattimento dei bolscevichi, dei nazionalisti rivoluzionari irlandesi e polacchi, dei fascisti, delle milizie spagnole e altro. Dobbiamo elaborare un programma di studio–tipo e formare una biblioteca su queste questioni, prevedere delle esposizioni, ecc.







lunedì 5 maggio 2014


In ricordo di Bobby Sands, combattente antimperialista, pubblichiamo un suo racconto scritto ai tempi delle sofferenze in carcere.
Onore a Bobby, onore a tutti i compagni vittime dell'imperialismo.
                                                                                                    
                                                                                                                PCL Frosinone





LO SPIRITO DELL’ALLODOLA
 
 
di Bobby Sands



Mio nonno una volta mi disse che imprigionare un'allodola è un delitto fra i più crudeli, perché è uno dei simboli più alti della libertà e felicità. Parlava spesso dello spirito dell'allodola, quando raccontava la storia di un uomo che ne aveva rinchiusa una in una piccola gabbia.
L'allodola, soffrendo per la perdita della sua libertà, non cantava più, non aveva più nulla di cui essere felice. L'uomo che aveva commesso questa atrocità, come la chiamava mio nonno, voleva che l'allodola facesse quello che lui desiderava. Voleva che cantasse, che cantasse con tutto il cuore, che esaudisse i suoi desideri, che cambiasse il suo modo di essere per adattarsi ai suoi piaceri.
L'allodola si rifiutò e l'uomo si arrabbiò e divenne violento. Egli cominciò a fare pressioni sull'allodola perché cantasse, ma non raggiunse alcun risultato. Allora fece di più. Coprì la gabbietta con uno straccio nero e le tolse la luce del sole. La fece soffrire di fame e la lasciò marcire in una sudicia gabbia, ma lei ancora rifiutò di sottomettersi.
L'uomo l'ammazzò.
L'allodola, come giustamente diceva mio nonno, aveva uno spirito: lo spirito della libertà e della resistenza.
Voleva essere libera, e morì prima di sottomettersi al tiranno che aveva tentato di cambiarla con la tortura e la prigionia.
Sento di avere qualcosa in comune con quell'allodola e con la sua tortura, la prigionia e alla fine l'assassinio. Lei aveva uno spirito che non si trova comunemente, nemmeno in mezzo a noi umani, cosiddetti esseri superiori.
Prendi un prigioniero comune, il suo scopo principale è di rendere il suo periodo di prigionia il più facile e comodo possibile. Alcuni arrivano ad umiliarsi, strisciare, vendere altri prigionieri, per proteggere se stessi e affrettare la propria scarcerazione. Si conformano ai desideri dei loro carcerieri e, a differenza dell'allodola, cantano quando gli dicono di cantare e saltano quando gli dicono di muoversi.
Sebbene il prigioniero comune abbia perso la libertà, non è preparato ad arrivare alle estreme conseguenze per riconquistarla, né per proteggere la propria umanità. Costui si organizza in vista di un rilascio a breve scadenza. Ma, se incarcerato per un periodo abbastanza lungo, diventa istituzionalizzato, diventa una specie di macchina, incapace di pensare, controllato e dominato dai suoi carcerieri.
Nella storia di mio nonno era questo il destino dell'allodola, ma lei non aveva bisogno di cambiare, né voleva farlo, e morì per questo.

sabato 3 maggio 2014

Con gli antifascisti ucraini. Onore ad Andrea Brazhevsky


Solidarietà ai compagni ucraini impegnati nella lotta al fascismo, foraggiato da USA ed Europa.
Andrea Brazhevsky, compagno rivoluzionario di Borotba ha perso la vita lottando contro i nazisti ad Odessa.
Esprimiamo solidarietà a Borotba, ribadendo che l'unico fascista buono è quello morto.
La tua morte Andrea, ne siamo certi, sarà vendicata.
                                                                                                  PCL Frosinone.



Il comunicato di Borotba in ricordo di Andrea
 
«Andrea Brazhevsky è stato ammazzato ad Odessa dai neonazisti. Con altri compagni di Borotba, stava difendendo il Campeggio "Kulikova Fields". Insieme a loro, a causa dell'assalto di forze soverchianti neonaziste che hanno attaccato e bruciato le tende del campeggio, si dovette ritirare verso la Casa dei sindacati. 

Successivamente i neonazisti hanno attaccato la Casa dei Sindacati dandola alle fiamme. Durante l'incendio, Andrea si era rifugiato su uno dei piani superiori. Si è gettato dalla finestra per sfuggire al fuoco. Dopo essere precipitato a terra,  Andrea era ancora vivo. Le bestie neo-naziste si sono quindi accanite su di lui, uccidendolo.

Andrea era un compagno fedele, coraggioso, disciplinato. Ha lavorato come programmatore, ma la sua vera vocazione era l'attività politica militante. Andrea era un comunista convinto, che aveva dedicato un sacco di tempo alla auto-educazione, a leggere i classici del marxismo, nonché dei moderni autori di sinistra. Odessa ricorda questo ragazzo modesto, intelligente, che è sempre voluto stare in prima linea.
Quando il potere in Ucraina è passato alle forze neo-naziste, Andrea si è arruolato nelle milizie popolari di Odessa per difendere la città dagli squadristi nazisti. Purtroppo, quel giorno fatale, la superiorità, era dei nostri nemici.

Nella vita e nella morte, Andrea ha mostrato quale dev'essere il percorso del vero combattente comunista.

Andrea, la tua morte non rimarrà impunita.
I neo-nazisti non saranno padroni nelle nostre città, nelle nostre strade. 
Ci impegniamo a ricordare ed a combattere.

Eterna memoria a te, Andrea».

Associazione Borotba

mercoledì 30 aprile 2014

PER UN PRIMO MAGGIO DI LOTTA,

PER UN PRIMO MAGGIO RIVOLUZIONARIO!

 



Come Partito Comunista dei Lavoratori il nostro pensiero in questa giornata di lotta va ai tanti compagni che hanno dato la vita, in tutte le parti del mondo, per la necessità storica del socialismo e della lotta anticapitalistica.
Denunciamo le burocrazie sindacali, colpevoli di prostituire la massa dei lavoratori per i propri fini economici.

Da Comunisti e da Internazionalisti crediamo che questa giornata sia una giornata di rivolta nei confronti del lavoro salariato, della disoccupazione, delle politiche di austerity che gravano pesantemente sulle classi subalterne.

Ripudiamo apertamente il mostro della collaborazione tra le classi e ricordiamo che la società capitalistica è divisa in sfruttatori e sfruttati e che la lotta dura, senza compromessi, priva di pacifismi e ricca di odio di classe sia l'unica salvezza per i deboli calpestati quotidianamente.
Pubblichiamo un breve articolo di Rosa Luxemburg sulle origini del primo Maggio.
                 
                                                                                                               PCL Frosinone.



Rosa Luxemburg

Articolo pubblicato sul giornale polacco Sprawa Robotnicza nel 1894.

La felice idea di utilizzare la celebrazione di una giornata di riposo proletaria come un mezzo per ottenere la giornata di lavoro di 8 ore [1] è nata dapprima in Australia. I lavoratori decisero nel 1856 di organizzare una giornata di arresto totale dal lavoro, con delle riunioni e degli svaghi, allo scopo di manifestare per la giornata di 8 ore. La data di questa manifestazione doveva essere il 21 aprile. All'inizio, i lavoratori australiani avevano previsto ciò unicamente per il 1856. Ma questa prima manifestazione ebbe una tale ripercussione sulle masse proletarie d'Australia, da stimolarle e portarle a nuove campagne, che fu deciso di rinnovare questa manifestazione ogni anno.


Di fatto, cosa potrebbe dare ai lavoratori più coraggio e più fiducia nelle loro proprie forze di un blocco di massa del lavoro che essi stessi hanno deciso? Cosa potrebbe dar più coraggio agli eterni schiavi delle fabbriche e delle officine del raduno delle proprie truppe? Dunque, l'idea di una festa proletaria fu rapidamente accettata e, dall'Australia, cominciò a espandersi ad altri paesi sino a conquistare l'insieme del proletariato mondiale.
I primi a seguire l'esempio degli australiani furono gli Stati uniti, Nel 1886 essi decisero che il 1° maggio sarebbe stata una giornata universale di sospensione del lavoro. Quel giorno, 200.000 di loro abbandonarono il lavoro e rivendicarono la giornata di 8 ore. Più tardi, la polizia e le persecuzioni legali impedirono per anni ai lavoratori di rinnovare manifestazioni di questa ampiezza. Tuttavia, nel 1888 essi rinnovarono la loro decisione fissando la prossima manifestazione al 1° maggio 1890.

Nel frattempo, il movimento operaio in Europa si era rafforzato e animato. La più forte espressione di questo movimento intervenne al Congresso dell'Internazionale Operaia nel 1889 [2]. A questo Congresso, costituito da 400 delegati, fu deciso che la giornata di 8 ore doveva essere la prima rivendicazione. Al che, il delegato dei sindacati francesi, il lavoratore Lavigne [3] di Bordeaux, propose che questa rivendicazione si esprimesse in tutti i paesi con la sospensione dal lavoro universale. Il delegato dei lavoratori americani attirò l'attenzione sulla decisione dei suoi compagni di fare sciopero il 1° maggio del 1890, e il Congresso fissò per questa dta la festa proletaria universale.

In questa occasione, come trenta anni prima in Australia, i lavoratori pensavano verosimilmente a una sola manifestazione. Il Congresso decise che i lavoratori di tutti i paesi manifestassero insieme per la giornata di 8 ore il 1° maggio 1890. Nessuno parlò della ripetizione della giornata senza lavoro per gli anni successivi. Naturalmente, nessuno poteva prevedere il successo brillante che quest'idea avrebbe avuto e la velocità con la quale essa sarebbe stata adottata dalle classi lavoratrici. Tuttavia, fu sufficiente manifestare il 1° maggio una volta soltanto affinché tutti capissero che il 1° maggio doveva essere una istituzione annuale e perenne.

Il 1° maggio rivendicava l'instaurazione della giornata di 8 ore. Ma anche dopo che questo scopo fu raggiunto, il 1° maggio non fu abbandonato.

 Finché durerà la lotta dei lavoratori contro la borghesia e le classi dominanti, finché tutte le rivendicazioni non saranno soddisfatte, il 1° maggio sarà l'espressione annuale di queste rivendicazioni. E, quando sorgeranno giorni migliori, quando la classe operaia del mondo avrà conquistato la sua liberazione, allora probabilmente anche l'umanità festeggerà il 1° maggio, in onore delle lotte accanite e delle numerose sofferenze del passato. 

 




NOTE

[1] L’uso era allora una giornata di lavoro di almeno 10-12 ore al giorno. 

[2] Si tratta del primo congresso della II Internazionale.



[3] Raymond Lavigne (1851- 1930), militante politico e sindacalista.


domenica 27 aprile 2014

1° Manifesto degli Arditi del Popolo (30 giugno 1921)



Arditi!
Getto il petardo dell'adunata.
In quest'ora livida di raffiche e torbida di avvenimenti, lancio il nostro grido "all'erta". L'ardito che ha l'iniziativa radicata nell'animo, ha atteso pazientemente appartato e adesso vede il suo momento propizio.
Eccoci qua al fine in piedi: restammo nell'ombra pensatori di un sogno sconfinato, ma ora sorgiamo tremendi e ammonitori verso chi ci insidiò lungamente.
Eravamo alle nostre case, ai nostri lavori, alla santità della vita, sentimmo sulla piazza rumor di conflitti, udimmo individui immeritevoli fare un monopolio del nostro nome luminoso. Come fummo arditi in battaglia, arditi nei compiti civili, con l'istinto insofferente radicato nell'animo, noi siamo sempre i ribelli. Il sovversivismo con la sua amara ebbrezza ci istiga ad assumerci il grave compito di una morale di resurrezione e di emancipazione.
Possiamo serrare adesso le nostre file, forti del nostro pensiero e sicuri del nostro braccio di lavoratori.
Bisogna abbattere le vecchie cariatidi e i nuovissimi puntelli, i villosi ruderi e i nuovi architravi.
Il vecchio palazzo non regge, è necessario raderlo al suolo. Servitevi pure, o nucleo visibile di avversari, del vostro oro accattato o trafugato, a noi basteranno i modesti tributi di tutta la massa popolare.
Alle forze insediatrici dei soldati di ventura opponiamo al fine le nostre salde difese.
Agli arieti si oppongono forti mura guarnite.
Il campo è ormai ben delineato e diviso: lavoratori da un lato, parassiti, energumeni ed aggressori dall'altro. Ebbene: i lavoratori sono fortemente decisi a non lasciarsi più oltre sopraffare; essi hanno reclamato noi che siamo i loro esponenti, forze vive ed agili; e noi abbiamo risposto entusiasticamente all'appello.
E come nei reparti d'assalto, noi figli del popolo fummo animati dal nostro pensiero autonomo, così ora rivendicando la nostra povera onestà siamo la scorta incitatrice all'azione nobile di giustiziere rivendicazioni.
Noi arditi, che non ci vendemmo o prostituimmo, noi che restammo incontaminati dalle morbose imperialistiche passioni, reparto anarchico per eccellenza, rappresentiamo oggi sparpagliati nella vita civile, la pattuglia di punta e di avanguardia di tutte le idee progressiste e ardimentose, consapevoli che ineluttabilmente si dovrà passare per un lavacro sociale rigeneratore.
La vita è per noi una parentesi dentro la morte: siamo tuttora le tempre dei prodigiosi temerari, ed anche avendo le membra stroncate non rifuggiamo dalla lotta in campo aperto e gridiamo il nostro "urrà" di vittoria. Abbattuti i millenari mostruosi idoli, proseguiremo a passo rapido sulla via della civiltà.
Questo è il solo nostro compito, o arditi che lavorate, non altri! Agli incerti diciamo: badate a non lasciare indirizzare il vostro carattere impetuoso verso ideali che a prima vista vi sembrano belli, ma che nascondono sempre l'interesse degli impresari egoisti affondanti nelle loro poltrone.
Noi sovversivi nel senso più vasto della parola, non daremo mai il nostro braccio per le tirannie, non ci lasceremo illudere da scopi che non sono i nostri: e saremo intransigenti selezionatori di chi vorrà essere tra noi.
Rigetto il patriottismo ingordo e speculatore, fieri solo nel nostro orgoglio di razza, rifuggiamo da tutte le beghe nazionalistiche.
Ancora una volta abbiamo avuto, in questi giorni, un esempio ammonitore e struttivo: popolazioni di confine sono barattate; tale fatto ci conferma sempre più come sia dato a pochi uomini di giocarsi i popoli e ci fa conventi che il nostro compito non è chiuso e delimitato: esso è invece ben vasto.
Se il vostro spirito di conquista vi rugge sul cuore, o arditi, meditate profondamente, pensate alla missione di redenzione, missione che non ha per idolo una regione o una espressione geografica, ma ha per campo la patria dell'umanità dolorante.
Ricordate, compagni, se, nuova milizia, volete accettare fieri questo apostolato.
Arditi, lavoratori e proletari oppressi! A noi!