venerdì 14 febbraio 2014

UCRAINA: UN MOVIMENTO REAZIONARIO CONTRO UN REGIME REAZIONARIO. SOLO LA CLASSE OPERAIA PUO' COSTRUIRE UN' ALTERNATIVA.



Nazi ucraini

Dal Novembre 2013 il regime poliziesco semi bonapartista del Presidente ucraino Yanukovich, è minacciato da un movimento reazionario di massa, essenzialmente concentrato nella parte occidentale dell'Ucraina e a Kiev, egemonizzato a livello di piazza da forze fasciste o fascistoidi.

E' essenziale un'analisi marxista e di classe della dinamica in corso, contro rappresentazioni ideologiche di segno opposto che attraversano il campo stesso della sinistra.

Il regime ucraino non ha nulla di “progressivo”, né dal punto di vista sociale né da quello politico. Sotto il profilo sociale si basa sul potere di una nomenclatura capitalista di estrazione burocratica , emersa dai processi di privatizzazione degli anni 90 , nel quadro della più generale restaurazione borghese nell'Est Europeo di fine 900: una borghesia di magnati arricchitasi in 20 anni sullo sfruttamento brutale della classe operaia, pagata con salari medi di 300 euro mensili a fronte di prezzi correnti occidentali ( in particolare a Kiev).
Sotto il profilo politico il regime parlamentare ucraino ha progressivamente rafforzato negli anni i suoi aspetti bonapartisti sullo stesso terreno costituzionale, con una nuova Costituzione (2010) che ha ampliato considerevolmente il potere presidenziale. Il potere presidenziale a sua volta si fonda sulla pratica diffusa dell'arbitrio poliziesco, dei servizi segreti, dei metodi censori e intimidatori: un patrimonio di esperienza e di strumenti spesso ereditato del vecchio stato staliniano e oggi messo a disposizione della nuova classe capitalista.

Parallelamente non ha certo nulla di progressivo la dinamica e natura del movimento di opposizione levatosi contro il regime. Al contrario. Per la sua composizione sociale e direzione politica, ha tutte le caratteristiche di un movimento reazionario di massa. Il suo profilo è nettamente a destra dello stesso movimento della cosiddetta “rivoluzione arancione” del 2004. Allora confuse aspirazioni democratiche di settori popolari furono incorporate dentro un movimento borghese liberal liberista, fortemente antioperaio, sostenuto dalle borghesie occidentali ( Usa e Ue). Oggi lo scontento popolare verso il regime è inquadrato e organizzato da un campo di forze nel quale il peso e il ruolo di organizzazioni fasciste o semifasciste- tutte russofobe e antisemite- è molto più consistente di quello di 10 anni fa: dal partito nazionalista reazionario di Svoboda - nato da un'organizzazione fascista e tuttora inneggiante a Stepan Bandera, collaborazionista di Hitler- sino a formazioni apertamente naziste come Causa Comune ( Spilna Sprava) e“Settore di destra” ( Pravi Sector).

Naturalmente il campo delle opposizioni è composito e non si riduce all'estrema destra. Va dal partito “Patria” di natura liberal capitalista, guidata da Yulia Tymoschenko oggi in carcere, al partito cattolico popolare diretto dall'ex pugile Klitschko, corteggiato dal Partito Popolare europeo e in particolare dalla CDU della Merkel. Queste forze, tra loro concorrenti, puntano a un'alternanza liberale di governo, economicamente assistita dalla U.E. Riflettono le pressioni di un settore crescente della stessa borghesia ucraina che si va distaccando dal regime e dalle sue relazioni privilegiate con la Russia per inseguire i vantaggi del mercato europeo e del suo business. Peraltro, a differenza che in Russia, i grandi industriali ucraini e le loro lobby ( la holding SKM di Akhmentov, il clan di Firtach nel campo dei trasporti, il potente gruppo industrial finanziario di Kolomoiski..) hanno di fatto proprie dirette rappresentanze parlamentari e di clan, all'interno dei diversi partiti, di governo e di opposizione. Il loro distacco da Yanukovic ha dunque un effetto diretto sugli equilibri politici e istituzionali. E misura l'indebolimento del regime.

Ma un aspetto importante della dinamica in corso è la crisi di egemonia delle opposizioni borghesi tradizionali, liberali o cattoliche, all'interno della stessa mobilitazione popolare, a tutto vantaggio dell'estrema destra.

La maggioranza della borghesia ucraina e del campo ufficiale delle opposizioni vorrebbe utilizzare la mobilitazione popolare, i sentimenti russofobi, l'avversione diffusa “contro la corruzione” del regime, come strumento di pressione istituzionale per ottenere l'anticipo delle elezioni politiche( formalmente previste per il 2015) e incassare con esse l'alternanza di governo. Per questo vuole evitare di trascinare lo scontro sul terreno incontrollabile della rivolta di piazza e della guerra civile ( esponendosi al rischio oltretutto di una repressione militare assistita dalla Russia). E chiede alle diplomazie europee e all'amministrazione americana di intercedere, nelle forme possibili, per favorire uno sbocco controllato e concordato della crisi. La crisi economica gravissima dell'Ucraina, con l'esplosione abnorme del debito pubblico e il rischio concreto di una bancarotta in tempi brevi, rappresenta a sua volta un'arma di pressione delle opposizioni sulla U. E. per un suo intervento risolutore.

Ma il disegno delle opposizioni “europeiste” si scontra con diversi ostacoli.

Innanzitutto ostacoli di ordine internazionale: le contraddizioni clamorose tra diplomazia europea e americana su sbocchi ed equilibri del dopo crisi; le divisioni tra gli imperialismi europei sul rapporto con la Russia, e di conseguenza sulla vicenda Ucraina ( l'imperialismo italiano oggi molto esposto e proiettato in una relazione economica speciale con Putin è non a caso molto silente e disimpegnato sull'Ucraina, a differenza dell'imperialismo tedesco); e soprattutto la straordinaria crisi economica (e istituzionale) della U. E., che oggi ha ben poco da “offrire” all'Ucraina: se non un”accordo di associazione” che in cambio di nuovi sacrifici per la popolazione ucraina ( a partire da ristrutturazioni industriali e licenziamenti di massa) prevede per i prossimi 7 anni la concessione di un solo miliardo di euro . Ciò a fronte di una voragine debitoria fuori controllo, e dell'ingiunzione del Fondo monetario Internazionale all'Ucraina di... ridurre i sussidi alle famiglie per pagare le bollette, quale garanzia di affidabilità per ottenere un prestito di 15 miliardi, secondo la prassi ordinaria dello strozzinaggio.
Proprio la crisi dell'Unione capitalistica europea (e l'indebolimento economico e politico dell'imperialismo USA su scala mondiale) hanno aperto il varco all'inserimento dell' imperialismo Russo : che con sua interessata offerta di 15 miliardi di prestiti e di sconti sulle forniture di gas, mira a recuperare l'Ucraina al proprio pieno controllo dentro il disegno della Unione doganale euroasiatica tra gli ex Stati dell'Urss ( cui hanno aderito per ora solo Bielorussia e Kazakistan). Un'eventualità che segnerebbe una nuova sconfitta della U. E.

Parallelamente le opposizioni tradizionali a Yanukovich pagano lo stallo del proprio progetto sul versante del rapporto di massa. La piazza di Maidan nel cuore di Kiev resta affollata e resistente. Ma anche sempre più diffidente verso opposizioni irrisolute che non offrono sbocchi. Da qui la dinamica di progressivo rafforzamento della presa di massa delle organizzazioni fasciste, spesso in un gioco di reciproco scavalco e concorrenza nella gestione di piazza. Le milizie paramilitari “anticomuniste” guidate da reduci della guerra afghana e da veterani dell'esercito -protagoniste di aggressioni e pestaggi contro attivisti democratici e di sinistra- diventano il punto di riferimento di crescenti settori studenteschi, di gioventù disoccupata, di piccola borghesia impoverita. Tanto più a fronte di un regime che per cercare di uscire dal vicolo cieco , combina confusamente manovre conciliative ( dimissioni del governo Azarov, e addirittura il 25 Gennaio offerta del governo alle opposizioni..)con leggi liberticide di tipo putiniano e brutale repressione militare e giudiziaria. Unendo insieme un'immagine di debolezza e di odiosa arroganza , entrambi fattori di radicalizzazione del movimento. In questo quadro le opposizioni tradizionali non paiono in grado né di dirigere il movimento né di cercare uno spazio d'intesa col regime restando prigioniere di una dinamica incontrollata cui non offrono sbocchi


La crisi ucraina pertanto è oggi in qualche modo sospesa nell'equilibrio instabile e provvisorio di tre debolezze: quella di un governo borghese semi bonapartista che ha perso larga parte della propria base d'appoggio ma che è ancora in grado di restare in sella; quella di un'opposizione borghese “europeista” che vorrebbe rimpiazzarlo in modo indolore ma non sa come fare; quella di un movimento reazionario che occupa piazze e palazzi ma non è ancora in grado di prendere il potere.

Questa situazione non durerà a lungo. Ed è esposta a sbocchi potenzialmente drammatici.
Solo un ingresso in campo della classe operaia ucraina, con le proprie rivendicazioni sociali e di classe, può spezzare la polarizzazione tra forze reazionarie, disgregare i loro blocchi sociali, ricomporre l'opposizione su nuove basi e prospettive. La classe operaia ucraina non partecipa ad oggi al movimento reazionario in atto, ed è un fatto assolutamente positivo. Ma è rimasta sinora sostanzialmente passiva a fronte della crisi politica e sociale. Una sua irruzione sulla scena potrebbe rappresentare un fattore formidabile di svolta, assieme alla costruzione di un partito marxista rivoluzionario che si candidi alla sua direzione. Solo una rivoluzione socialista può liberare i lavoratori dell'Ucraina dall'oppressione politica e sociale, nella prospettiva di un'Europa socialista.


Contro un regime capitalista corrotto e oppressivo, e contro una reazione fascistoide e antisemita. Contro ogni subordinazione dell'Ucraina all'imperialismo russo.
Contro ogni subordinazione dell'Ucraina alla Unione Europea dei capitalisti e dei banchieri.
Per un'alternativa di classe indipendente, per un governo dei lavoratori in Ucraina, per la prospettiva degli Stati Uniti Socialisti d' Europa.
                                                                                                              Marco Ferrando.

mercoledì 12 febbraio 2014

DIFENDERE LA RESISTENZA, NO AL REVISIONISMO.


Dalla metà degli ottanta si assiste ad un fenomeno  estremamente vergognoso che va sotto il nome di " revisionismo" ovvero calunniare la Resistenza antifascista e equiparare i partigiani ai " ragazzi di Salò". Senza distinguere, e qui è lo schifo, chi ha lottato ed è morto per la libertà e chi invece ha ucciso oppresso e torturato. In molti casi suoi stessi connazionali.
Vediamo commemorare i "martiri delle foibe" (?) tacendo vergognosamente sulle migliaia di assassinii fascisti perpetrati dalle truppe fasciste nell'occupazione jugoslava.
Questa operazione fa comodo a molti. In primo luogo alla destra neofascista, in modo da presentarsi come valorosa protettrice degli italiani, in secondo luogo al centrodestra e al centrosinistra che vogliono continuare la politica di sfruttamento nei confronti della classe operaia privandola di uno degli esempi più alti della lotta di classe italiana, la Resistenza per l'appunto.

NO AL FASCISMO.
NO AL REVISIONISMO.
ORA E SEMPRE RESISTENZA!
                                                                                               PCL-Frosinone

martedì 11 febbraio 2014

ORDINE DEL GIORNO DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI



L'avanzata del “renzismo” è al centro dello scenario politico istituzionale, in un quadro complessivo ancora contraddittorio e instabile.

La conquista del PD da parte di Renzi non è un semplice avvicendamento di gruppi dirigenti nella continuità del vecchio apparato e partito. E' un elemento di discontinuità e di rottura con il “patto di sindacato” tra componenti che reggeva il PD -ed in particolare con la sua sinistra liberale di estrazione PCI/DS- da parte di un raggruppamento maggioritario liberal populista che ha fatto delle primarie l'atto di investitura plebiscitaria della nuova leaderschip .

La nuova leaderschip del PD non è un semplice fenomeno mediatico autocentrato. Esprime anche il tentativo di porre il proprio richiamo populista al servizio di una prospettiva di soluzione della crisi politica e istituzionale della borghesia e di riforma del capitalismo italiano attraverso:
una legge elettorale reazionaria, iper maggioritaria, che punta ad un quadro politico tendenzialmente bipartitico; un progetto di ridefinizione delle relazioni industriali, a vantaggio di un'ulteriore ampliamento della licenziabilità dei lavoratori, combinato con il coinvolgimento dei sindacati nei consigli aziendali (“Job act”); un investimento centrale nella rappresentanza e promozione di settori emergenti della borghesia italiana, in particolare legati all'esportazione, e di una nuova generazione di manager pubblici.

La natura del progetto e l'avanzata politica del renzismo gli hanno guadagnato il sostegno del grosso della borghesia italiana, ben oltre il perimetro della sua iniziale base d'appoggio.



Al tempo stesso l'avanzata del renzismo e del suo progetto si confronta col permanere di una situazione politica generale ancora vischiosa e irrisolta:
incognite del passaggio parlamentare della legge elettorale; difficile convivenza tra la nuova “maggioranza istituzionale” ( Renzi/ Berlusconi) con il governo Letta e la maggioranza politica che lo sostiene; incertezze obiettive sulle risultanti politiche della nuova legge elettorale bipartitica, a fronte dell'esistenza del terzo polo grillino e degli spazi virtuali di recupero del blocco berlusconiano; contraddizioni interne al campo renziano nel rapporto col conflitto sociale e la burocrazia sindacale.
Questi fattori, e il loro insieme, non attenuano la natura reazionaria del renzismo, né ridimensionano le sue potenzialità reazionarie: descrivono un quadro ancora irrisolto circa la sua dinamica e i suoi sbocchi.



Il Renzismo impatta fortemente sulla sinistra italiana, politica e sindacale.

Sul terreno sindacale, il contrasto apertosi nella burocrazia CGIL tra Camusso e Landini, è inseparabile dal nuovo contesto politico. Landini si è candidato a interlocutore sindacale privilegiato del nuovo segretario del PD in funzione dello scavalcamento della segreteria CGIL, a partire dal terreno negoziale della legge sulla rappresentanza sindacale. La burocrazia CGIL ha provato a ostruire questo canale negoziale affrettando l'accordo sulla rappresentanza con Cisl, Uil, Confindustria ( testo unico sulla rappresentanza del 10 Gennaio). Landini ha reagito all'operazione ostile scoprendo improvvisamente e denunciando gli esiti annunciati di quello stesso accordo che la FIOM aveva salutato come propria vittoria “democratica” ( 31 Maggio 2013). Nei fatti le direzioni sindacali maggioritarie del movimento operaio, con manovre burocratiche, si contendono il posizionamento privilegiato nel corteggiamento delle classi dominanti. Con Landini che fornisce una copertura a sinistra al renzismo, in contrasto con gli interessi di classe e con le stesse ragioni di una battaglia democratica.

Sul piano politico il renzismo si è abbattuto su SEL, con una legge elettorale che minaccia la sua morte parlamentare, e rivela in ogni caso una logica di sua marginalizzazione/ annessione. Le stesse conclusioni del Congresso Nazionale di SEL con l'apertura obbligata di Vendola alla lista Tsipras - per assorbire il sentimento anti PD del congresso ed evitare una propria sconfessione pubblica- è il riflesso indiretto di un contesto nuovo. Che mina alla radice lo spazio politico autonomo di una sinistra del centrosinistra, e rivela una volta di più il fallimento del Vendolismo e delle sue stesse aperture di credito a Renzi.

Parallelamente si va dispiegando un nuovo salto di qualità dell'offensiva borghese contro il lavoro e i suoi diritti. Da un lato l'accordo sulla rappresentanza siglato da CGIL, CISL, UIL, Confindustria, conclude nel peggiore dei modi l'itinerario aperto dall'azione di sfondamento della FIAT a partire dal 2009 con la relativa capitolazione sindacale sul terreno dei diritti contrattuali. Dall'altro proprio il varco aperto sul terreno della deroga ai contratti, dentro la profondità della crisi capitalista, trascina una nuova offensiva del padronato contro il contratto nazionale di lavoro . La provocazione di Electrolux con l'attacco frontale agli stessi salari contrattuali è emblematica. E minaccia di aprire un effetto domino sia in termini di moltiplicazione di casi analoghi , sia in termini di ulteriore arretramento del terreno complessivo di concertazione (v. proposta di accordo avanzata da Confindustria di Pordenone ). L'ascesa politica del fenomeno Renzi, del suo decisionismo risolutore, concorre di fatto dal versante politico a incoraggiare la nuova offensiva padronale contro il lavoro. Mentre milioni di lavoratori e lavoratrici si trovano privi ancora una volta di una proposta di azione e di resistenza sociale contro la nuova valanga padronale.

Il M5S , quale movimento populista reazionario di massa, continua a nutrirsi della crisi congiunta dei partiti dominanti e del movimento operaio. La sua reazione alla concorrenza populista del renzismo attraverso la drammatizzazione dello scontro politico istituzionale ( attacco frontale a Napolitano, ostruzionismo parlamentare..) è funzionale al consolidamento del blocco di riferimento interclassista grillino e al rilancio del progetto plebiscitario del M5S. Mentre la natura profondamente antioperaia del grillismo è confermata una volta di più dal sostegno di Grillo ai padroni dell'Electrolux contro i diritti più elementari dei lavoratori.




Sulla base degli orientamenti generali definiti dal 3° Congresso nazionale del PCL, nel quadro delle indicazioni del suo odg conclusivo, a fronte dei nuovi sviluppi politici, il CC definisce e rilancia per i prossimi mesi questi assi prioritari di intervento e proposta :

Contrapposizione frontale al renzismo, con la denuncia specifica della sua natura e caratteri.
Critica pubblica della linea irresponsabile e fallimentare di apertura a Renzi da parte del gruppo dirigente FIOM e di Vendola.
Appello a tutte le sinistre sindacali e politiche perchè rompano con Renzi e col PD, ad ogni livello, con la proposta di fronte unico di classe contro Renzi e contro tutte le espressioni politiche dominanti ( Letta, Napolitano, Grillo, Berlusconi).
Proposta di specifica e immediata mobilitazione unitaria di tutte le sinistre, politiche, sindacali, associative, di movimento contro la legge elettorale truffa Renzi/ Berlusconi, e il disegno di Terza Repubblica reazionaria ad essa sotteso, a partire da una grande manifestazione nazionale.
Denuncia costante dell'intreccio tra leggi elettorali reazionarie e attacco ai diritti di rappresentanza del lavoro, tra aggressione politica reazionaria e aggressione sociale
Campagna di demistificazione della cultura della governabilità del capitale: che vuole dare copertura istituzionale alle politiche dei capitalisti contro la maggioranza della società attraverso la negazione del principio democratico della rappresentanza proporzionale e la conseguente legittimazione dei governi “di minoranza”. Riconduzione dunque della battaglia democratica per il principio della rappresentanza proporzionale( piena, integrale, ad ogni livello) alla prospettiva anticapitalista del governo dei lavoratori.

Battaglia centrale a livello di massa per la necessità di una svolta unitaria e radicale dell'azione di classe, contro la nuova aggressione padronale, come riferimento egemone e unificante dell'opposizione sociale e dei movimenti: facendo del caso Electrolux l'occasione di rilancio della rivendicazione dell'occupazione di tutte aziende che licenziano o minacciano licenziamenti, chiusure, delocalizzazioni ; del loro esproprio sotto controllo operaio; della ripartizione del lavoro con riduzione generale dell'orario a 30 ore con parità di paga.
Continuità dell'azione costante di propaganda a favore dell'autorganizzazione democratica dei lavoratori nella loro diversa articolazione ( comitati di lotta, comitati di sciopero, consigli) come espressione di massima unità e democrazia operaia, possibili strutture di direzione alternativa delle lotte, embrione di un potere alternativo.
Appello agitatorio- come sempre- alla immediata costituzione di tali strutture in tutte le situazioni segnate dalla radicalizzazione dello scontro di massa col padrone e/o con le burocrazie sindacali.

Impegno nei diversi movimenti e sui diversi terreni di opposizione ( scuola, università, casa, No Tav...) per ricondurre le loro istanze progressive alla centralità della lotta di classe e di una prospettiva anticapitalista, nella logica di raggruppamento di tendenze rivoluzionarie.
Battaglia per l'organizzazione democratica nazionale dei movimenti e per l'unificazione nazionale delle loro specifiche vertenze (ad es. vertenza casa) in una logica di loro sviluppo di massa in contrapposizione a padronato e governi, contro ogni visione puramente localista e/o di “antagonismo” autocentrato.
Centralità dell'intervento su fabbriche e luoghi di lavoro ai fini del radicamento sociale del partito, dentro il progetto di costruzione delle sue sezioni.

Impegno di tutti i nostri compagni iscritti alla CGIL nello scontro congressuale contro la burocrazia dirigente e le sue diverse espressioni- anche tra loro conflittuali-, a sostegno del documento alternativo della opposizione classista ( “ Il sindacato è un'altra cosa”): nella prospettiva importante della costruzione e sviluppo della tendenza organizzata dell'opposizione di classe in CGIL e della lotta per la sua qualificazione rivoluzionaria. Utilizzo della stessa battaglia congressuale in Cgil ai fini della costruzione e radicamento del PCL e della riconoscibilità dei suoi militanti.

Utilizzo dello scenario delle elezioni europee- nell'impossibilità di una nostra partecipazione a causa di una legge elettorale reazionaria- come occasione di caratterizzazione del nostro programma anticapitalista contro l'Unione Europea e contro i populismi reazionari per gli Stati Uniti Socialisti d'Europa: con una azione di ampia diffusione dei nostri materiali di propaganda sui luoghi di lavoro, nelle scuole e università, sul territorio, congiuntamente all'intervento analogo delle altre sezioni del CRQI, secondo quanto deciso dalla riunione CRQI di Atene a Dicembre.
In questo quadro netta demarcazione dal programma e impostazione politica dell'eventuale lista Tsipras, a partire dalla critica pubblica dell''appello promozionale della lista: un'operazione posticcia dall'esito incerto che somma il tentativo di riciclaggio di gruppi dirigenti fallimentari della sinistra italiana con le ambizioni di personalità intellettuali liberal progressiste o “giustizialiste”, attorno a un programma di “New Deal europeo” e di pressione sulla socialdemocrazia continentale.

Utilizzo ove possibile delle prossime elezioni amministrative come occasione di presentazione indipendente del nostro partito- in particolare a Firenze, Livorno, Pavia, Pesaro, Cesena, Forlì - con una marcata caratterizzazione politica anti sistema.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

giovedì 6 febbraio 2014

Oggi le nostre bandiere sono a lutto, pagherete caro pagherete tutto!


5 Febbraio 2014

Pino

Un altro operaio morto sul lavoro per mano dei padroni.

Lo hanno suicidato, lo hanno portato in una condizione di non vedere altra via d’uscita che il suicidio.
Giuseppe De Stefano è stato trovato impiccato nella sua casa di Afragola, lascia la moglie e due figli piccoli.
La responsabilità di questa morte ricade sugli azionisti e dirigenti della Fiat-Chrysler con la complicità di quei
sindacalisti corrotti e asserviti al padrone.
Dopo averlo sfruttato per anni, dopo averlo emarginato nel reparto confino di Nola e fatto capire che non
sarebbe più rientrato in fabbrica, i padroni si sono presi anche la sua vita.

Pino era un attivista sindacale dello Slai Cobas, un Compagno sempre presente nelle battaglie per i diritti
dei lavoratori, anche di quelli che oggi sono rientrati in fabbrica e che hanno chinato la testa di fronte
all’arroganza di Marchionne.

Il gesto drammatico di Pino è un atto di accusa verso chi sta calpestando la dignità dei lavoratori, un gesto
di chi vuol far capire in quali condizioni vive un lavoratore che si ritrova per anni in cassa integrazione.
Pino si era separato, ma anche questa separazione era frutto delle politiche criminali che i padroni stanno
attuando verso i lavoratori. La sua vita man mano si distrugge e così anche i sui affetti, fino all’epilogo
più tragico.

I conti non tornano, troppi morti nelle file dei proletari e nessun borghese che paghi.
Ma noi non dimentichiamo e non dimenticheremo.

Ciao Pino per noi non sei morto, chi ha Compagni non muore mai.

Partito Comunista dei Lavoratori – Napoli
Sez. Rosa Luxemburg

martedì 4 febbraio 2014

Un interessantissimo breve scritto di Lenin riguardante il marxismo, pensiamo sia opportuno leggerlo in questa particolare fase storica, dove il Marxismo ha trovato le più orrende amputazioni.
                                                                                                   PCL-Frosinone.

Tre fonti e tre parti integranti del marxismo


Vladimir Lenin (1913)

In tutto il mondo civile la dottrina di Marx si attira la più grande ostilità e l'odio più intenso di tutta la scienza borghese (sia ufficiale che liberale), che vede nel marxismo una specie di "setta perniciosa". E non ci si può aspettare un atteggiamento diverso, poiché una scienza sociale "imparziale" non può esistere in una società fondata sulla lotta di classe. In un modo o nell'altro, tutta la scienza ufficiale e liberale difende la schiavitù del salariato, mentre il marxismo ha dichiarato una guerra implacabile a questa schiavitù. Pretendere una scienza imparziale nella società della schiavitù del salariato è una stolta ingenuità, quale sarebbe pretendere l'imparzialità da parte degli industriali nel considerare se occorre aumentare il salario degli operai diminuendo il profitto del capitale.

Ma ciò non basta. La storia della filosofia e la storia della scienza sociale dimostrano con tutta chiarezza che nel marxismo non v'è nulla che rassomigli al "settarismo" inteso come una specie di dottrina chiusa e irrigidita, sorta fuori dalla strada maestra dello sviluppo della civiltà mondiale. Al contrario, tutta la genialità di Marx sta proprio in ciò, che egli ha risolto dei problemi già posti dal pensiero d'avanguardia dell'umanità. La sua dottrina è sorta come continuazione diretta e immediata della dottrina dei più grandi rappresentanti della filosofia, dell'economia politica e del socialismo.

La dottrina di Marx è onnipotente perché è giusta. Essa è completa e armonica, e dà agli uomini una concezione integrale del mondo, che non può conciliarsi con nessuna superstizione, con nessuna reazione, con nessuna difesa dell'oppressione borghese. Il marxismo è il successore legittimo di tutto ciò che l'umanità ha creato di meglio durante il secolo XIX: la filosofia tedesca, l'economia politica inglese e il socialismo francese.

Ci fermeremo brevemente su queste tre fonti del marxismo, che sono nello stesso tempo le sue tre parti integranti.

I

La filosofia del marxismo è il materialismo. Nel corso di tutta la storia moderna d'Europa e soprattutto alla fine del secolo XVIII in Francia, dove si combatteva una lotta decisiva contro le vestigia medioevali d'ogni sorta, contro il feudalesimo nelle istituzioni e nelle idee, il materialismo ha dimostrato di essere l'unica filosofia coerente, conforme a tutti gli insegnamenti delle scienze naturali, ostile ai pregiudizi, alla bigotteria, ecc. I nemici della democrazia perciò hanno cercato con tutte le forze di "confutare" il materialismo, di screditarlo, di calunniarlo; essi hanno difeso diverse forme dell'idealismo filosofico, che si riduce sempre, in un modo o nell'altro, alla difesa o al sostegno della religione.

Marx ed Engels difesero nel modo più risoluto il materialismo filosofico, e spiegarono ripetutamente l'errore profondo di tutte le tendenze che si allontanano da questa base. Le loro idee sono esposte nel modo più chiaro e circostanziato nelle opere di Engels: Ludovico Feuerbach e Antidühring, che - al pari del Manifesto del partito comunista - sono libri indispensabili a ogni operaio cosciente.

Marx non si fermò al materialismo del secolo XVIII, ma spinse avanti la filosofia. Egli la arricchì delle conquiste della filosofia classica tedesca, soprattutto del sistema di Hegel che, a sua volta, aveva condotto Feuerbach al materialismo. La principale di queste conquiste è la dialettica, cioè la dottrina dello sviluppo nella sua espressione più completa, più profonda e meno unilaterale, la dottrina della relatività delle conoscenze umane, riflesso della materia in perpetuo sviluppo. Le scoperte più recenti delle scienze naturali - il radio, gli elettroni, la trasformazione degli elementi - hanno splendidamente confermato il materialismo dialettico di Marx, a dispetto delle dottrine dei filosofi borghesi e dei loro "nuovi" ritorni al vecchio e putrido idealismo.

Approfondendo e sviluppando il materialismo filosofico, Marx lo spinse fino alle ultime conseguenze e lo estese dalla conoscenza della natura alla conoscenza della società umana. Il materialismo storico di Marx fu una delle più grandi conquiste del pensiero scientifico. Al caos e all'arbitrio che regnavano fino allora nelle concezioni della storia e della politica, venne sostituita una teoria scientifica integrale e armonica, la quale mostra come da una forma di vita sociale, in seguito all'accrescimento delle forze produttive, si sviluppi un'altra forma più elevata, come, per esempio, dal feudalesimo nasca il capitalismo.

Allo stesso modo che la conoscenza dell'uomo riflette la natura, che esiste indipendentemente da lui, cioè la materia in sviluppo, così la conoscenza sociale dell'uomo (ossia le diverse concezioni e le dottrine filosofiche, ecc.) riflette il regime economico della società. Le istituzioni politiche sono una sovrastruttura che si erige sulla base economica. Noi vediamo, per esempio, come le diverse forme politiche degli Stati europei contemporanei servono a rafforzare il dominio della borghesia sul proletariato.

La filosofia di Marx è il materialismo filosofico integrale, il quale ha dato all'umanità, e particolarmente alla classe operaia, un potente strumento di conoscenza.
II

Resosi conto che il regime economico costituisce la base sulla quale si erige la sovrastruttura politica, Marx rivolse la sua attenzione soprattutto allo studio di questo regime economico. L'opera principale di Marx - Il capitale - è consacrata allo studio del regime economico della società moderna, cioè capitalistica.

L'economia politica classica anteriore a Marx nacque in Inghilterra, il paese capitalista più progredito. Adam Smith e David Ricardo, studiando il regime economico, gettarono le basi della teoria secondo cui il valore deriva dal lavoro. Marx continuò la loro opera, dette una rigorosa base scientifica a questa teoria e la sviluppò in modo coerente. Egli dimostrò che il valore di ogni merce è determinato dalla quantità di lavoro socialmente necessario, ovvero dal tempo di lavoro socialmente necessario alla sua produzione.

Là dove gli economisti borghesi vedevano dei rapporti tra oggetti (scambio di una merce con un'altra), Marx scoprì dei rapporti tra uomini. Lo scambio delle merci esprime il legame tra singoli produttori per il tramite del mercato. Il denaro indica che questo legame diventa sempre più stretto, fino ad unire in un tutto indissolubile la vita economica dei produttori isolati. Il capitale indica lo sviluppo ulteriore di questo legame: la forza-lavoro dell'uomo diventa una merce.

L'operaio salariato vende la sua forza-lavoro al proprietario della terra, delle fabbriche, degli strumenti di produzione. L'operaio impiega una parte della giornata di lavoro a coprire le spese del mantenimento suo e della sua famiglia (il salario), e l'altra parte a lavorare gratuitamente, creando per il capitalista il plusvalore, fonte del profitto, fonte della ricchezza della classe dei capitalisti.

La dottrina del plusvalore è la pietra angolare della teoria economica di Marx.

Il capitale, creato dal lavoro dell'operaio, opprime l'operaio, rovinando i piccoli proprietari e creando un esercito di disoccupati. Nell'industria, la vittoria della grande produzione è evidente a prima vista; ma anche nell'agricoltura osserviamo lo stesso fenomeno: la superiorità della grande azienda agricola capitalistica aumenta, l'impiego delle macchine si estende, l'azienda contadina cade sotto le grinfie del capitale finanziario, decade e va in rovina sotto il peso della sua tecnica arretrata. Nell'agricoltura le forme della decadenza del piccolo produttore sono differenti, ma la decadenza è un fatto indiscutibile.

Il capitale, prendendo il sopravvento sulla piccola produzione, porta a un aumento della produttività del lavoro e crea una situazione di monopolio per le associazioni dei più grandi capitalisti. La produzione stessa diventa sempre più sociale: centinaia di migliaia e milioni di operai sono legati a un organismo economico sottoposto a un piano regolare, ma un pugno di capitalisti si appropria il prodotto del lavoro comune. Crescono l'anarchia della produzione, le crisi, la corsa sfrenata alla conquista dei mercati, l'incertezza dell'esistenza per la massa della popolazione.

Accrescendo la dipendenza degli operai di fronte al capitale, il regime capitalistico crea la grande forza del lavoro riunito.

Marx seguì l'evoluzione del capitalismo dai primi rudimenti dell'economia mercantile, dal semplice baratto fino alle sue forme superiori, fino alla grande produzione.

E l'esperienza di tutti i paesi capitalistici, tanto vecchi che nuovi, dimostra con evidenza a un numero di operai di anno in anno sempre più grande la giustezza di questa dottrina di Marx.

Il capitalismo ha vinto in tutto il mondo, ma questa vittoria non è che il preludio della vittoria del lavoro sul capitale.

III

Quando il regime feudale fu abbattuto e la "libera" società capitalistica venne alla luce, si vide subito che questa libertà significava un nuovo sistema di oppressione e di sfruttamento dei lavoratori. Diverse dottrine socialiste incominciarono ben presto a sorgere, come riflesso di questa oppressione e protesta contro di essa. Ma il socialismo primitivo era un socialismo utopistico. Esso criticava la società capitalistica, la condannava, la malediceva; sognava di distruggerla e fantasticava di un regime migliore; cercava di persuadere i ricchi dell'immoralità dello sfruttamento. Ma il socialismo utopistico non poteva indicare una effettiva via di uscita. Non sapeva né spiegare l'essenza della schiavitù del salariato sotto il capitalismo, né scoprire le leggi del suo sviluppo, né trovare la forza sociale capace di divenire la creatrice di una nuova società.

Intanto le rivoluzioni tempestose che, in tutta l'Europa e principalmente in Francia, accompagnarono la caduta del feudalesimo e del servaggio, dimostravano in modo sempre più evidente che la base e la forza motrice di ogni sviluppo era la lotta di classe.

Nessuna vittoria della libertà politica sulla classe dei signori feudali fu ottenuta senza incontrare una resistenza disperata. Nessun paese capitalistico si organizzò su una base più o meno libera, più o meno democratica, senza una lotta a morte tra le diverse classi della società capitalistica.

La genialità di Marx consiste nel fatto che da ciò egli seppe, per primo, trarre ed applicare coerentemente la conclusione che la storia universale insegna. Questa conclusione è la dottrina della lotta di classe.

Fino a quando gli uomini non avranno imparato a discernere, sotto qualunque frase, dichiarazione e promessa morale, religiosa, politica e sociale, gli interessi di queste o quelle classi, essi in politica saranno sempre, come sono sempre stati, vittime ingenue degli inganni e delle illusioni. I fautori delle riforme e dei miglioramenti saranno sempre ingannati dai difensori del passato, fino a quando non avranno compreso che ogni vecchia istituzione, per barbara e corrotta che essa sembri, si regge sulle forze di queste o quelle classi dominanti. E per spezzare la resistenza di queste classi vi è un solo mezzo: trovare nella stessa società che ci circonda, educare e organizzare per la lotta forze che possono - e che per la loro situazione sociale debbano - spazzar via il vecchio ordine e crearne uno nuovo.

Soltanto il materialismo filosofico di Marx ha indicato al proletariato la via di uscita dalla schiavitù spirituale nella quale hanno vegetato fino ad oggi tutte le classi oppresse. Soltanto la teoria economica di Marx ha chiarito la situazione reale del proletariato nel regime capitalistico.

In tutto il mondo, dall'America al Giappone, dalla Svezia all'Africa del sud, si moltiplicano le organizzazioni indipendenti del proletariato. Conducendo la propria lotta di classe, il proletariato si istruisce e si educa, si libera dai pregiudizi della società borghese, acquista una coesione sempre maggiore, impara a misurare i suoi successi, a temprare le sue forze, e si sviluppa in modo irresistibile.

lunedì 3 febbraio 2014

PRESIDIO DI PROTESTA DEL PCL DAVANTI ALL'AMBASCIATA TURCA


Giovedi 6 Febbraio il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) terrà presidi di protesta davanti all'ambasciata e ai consolati turchi in diverse città italiane, a favore dell'immediata liberazione di Mustafa Cihan Yilmaz, leader del movimento studentesco di Antalya e dirigente del Partito operaio rivoluzionario turco (DIP), sezione del Coordinamento per la Rifondazione della 4° Internazionale.

Mustafa Cihan Yilmaz è stato incarcerato mandato a processo, assieme ad esponenti dell'Associazione della Gioventù Socialista, con l'accusa di attività sovversiva contro lo Stato per aver partecipato in prima fila alle grandi mobilitazioni popolari contro il governo Erdogan.

Si tratta di una provocazione inaccettabile. Il governo Erdogan cerca di sopravvivere alla crisi crescente del proprio regime politico col rilancio di una repressione sistematica contro le avanguardie del movimento di lotta . Ma i rivoluzionari turchi non si faranno intimidire. Ed anzi intensificheranno la propria azione affinchè la classe operaia turca e attorno ad essa le più larghe masse del popolo aprano la via di un'alternativa dei lavoratori in Turchia.

Giovedì a Roma l'iniziativa di protesta del PCL si svolgerà davanti all'ambasciata turca- in Piazza della Repubblica 50- a partire dalle ore 16,30, in parallelo alle analoghe iniziative  delle sezioni del CRQI di altri Paesi .


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

sabato 1 febbraio 2014

LA FIAT: UNA TRUFFA AI DANNI DEI LAVORATORI.

La FIAT, azienda leader nella costruzione di auto nel nostro paese,
ha deciso di esportare in Olanda la sua sede legale ed in Inghilterra quella fiscale. Come mai dopo aver preso soldi pubblici dallo stato, con la promessa di sviluppare la produzione sul nostro territorio, garantendo  posti di lavoro è "espatriata"?
La risposta, per chi conosce le logiche del sistema capitalistico è semplice: per aumentare ulteriormente il suo profitto. Tutte le sue ultime manovre (tra cui l'acquisizione di Chrysler) sono servite a questo scopo. Procediamo con ordine.

COME MARCHIONNE STA ACQUISENDO CHRYSLER?
Marchionne, mente diabolica dello sfruttamento, sta acquisendo  Chrysler nella stessa maniera in cui Wolkswagen acquisì Porsche. Un raggiro finanziario da genio della Lampada.
Per pagare i 3,6 miliardi di dollari delle quote possedute da Veba ( fondo sanitario del sindacato UAV), la maggior parte  (1,9 miliardi) saranno erogati da Chrysler stessa e il restante, ovvero 1,7 miliardi, saranno presi da una obbligazione, che scadendo si trasformerà in azione. Praticamente Chrysler si sta acquistando da sola. La manovra finanziaria è perfetta, ma per quanto riguarda i lavoratori, cosa accadrà? La prossima sfida di Marchionne, una volta completata la fusione tra i due colossi, sarà importare in Italia il modello di sfruttamento americano, efficientissimo nel massimizzare i profitti e sfiancare gli operai. Il  World Class Manifacturing ( WCM ) verrà introdotto da FIAT aumentando lo sfuttamento e garantendo ai padroni profitti più alti.

CHE COS'E' IL WCM E IN COSA CONSISTE?
Il World Class Manifacturing è una rivisitazione del modello giapponese detto "Toyotismo" ovvero il "Lean Production". Esso combina il metodo "Just in Time"( agganciare la produzione alle richieste del mercato, stanziando nei magazzini meno merce possibile) e l'autoattivazione-coinvolgimento dei lavoratori nella produzione.
L'autoattivazione-coinvolgimento riguarda l'azione del singolo operaio di risolvere i problemi nel suo posto di lavoro. Al di là di questo coinvolgimento, vengono aggredite tutte quelle azioni (ad esempio camminare) che i manager considerano perdite di tempo. Il risultato : ritmi di lavoro altissimi. Charlie Chaplin alla catena di montaggio, così saranno ridotti i lavoratori.
Inoltre verrà introdotta un'altra diavoleria: il sistema ErgoUAS, che definisce i tempi di riposo in una determinata fase di lavoro(Es 5 secondi in  un minuto.) sulla base di un calcolo riguardante l'indice di rischio di patologie muscolo scheletriche. E' ovvio che tale sistema non tiene conto della fatica, dello stress a cui sono condannati i lavoratori, ma solo di talune posizioni durante il processo produttivo. Abolendo tra l'altro la soglia di riposo approvata nel '71 e tendente a compensare, sia pur minimamente, la fatica, lo stress ecc.ecc.

PERCHE' IL TRASFERIMENTO DI SEDI?
Per accontetare gli azionisti! in Olanda hanno doppio diritto di voto (a vantaggio di Exor, holding della famiglia Agnelli) mentre in Inghilterra hanno delle tasse più basse (-7%). Chrysler paga le tasse nel Delaware, una sorta di paradiso fiscale. Ecco la verità! Altro che 20 miliardi di investimenti in Italia...
Concludendo, l'odierno capitalismo oltre ad usare sistemi di produzione di tipo globale per delocalizzare a suo piacimento, abbassando così il prezzo della forza-lavoro ricorre a stratagemmi finanziari sempre più complessi al fine di dominare incontrastato sul proletariato. Siamo certi che prima o poi, i lavoratori riprenderanno tutto, e a modo loro, quello di cui sono privati giorno dopo giorno, di manovra finanziaria in manovra finanziaria.
                                                                                                             L.T. PCL Frosinone.